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Festa della
nostra Parrocchia

San Francesco d'Assisi
Mercoledì 4
ottobre 2006
Il Signore vi dia la Pace !
Da Lunedì 25 settembre a Domenica 8
ottobre 2006, la nostra Parrocchia vivrà ancora più intensamente sotto il segno
di San Francesco d'Assisi, il patrono titolare della nostra Chiesa.
Troverete in questa pagina tutte le
informazioni sulle celebrazioni e i momenti forti di questa grande festa, ma
anche la preghiera liturgica del giorno della solennità di San francesco, la
liturgia eucaristica, una bella e semplice biografia (Piccola vita di un
grande cristiano), le preghiere di San Francesco, il suo Testamento e
infine una preghiera per le vocazioni...
A tutti voi, carissimi parrocchiani,
auguriamo una bella e felice festa !
Pace e Bene !
programma
[In alto]
AFF
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Festa
Parrocchiale
Da lunedì 25
settembre a Domenica 08 ottobre 2006
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Da lunedì 25/09 a lunedì 02/10
Ore 18:00 - Novena francescana
Ore 19:00 - Santa Messa con predica
francescana |
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Martedì 03 ottobre |
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Ore
18:00 - Novena francescana
Ore 19:00 - Santa
Messa con predica francescana
Ore 19:45 - Il
transito* guidato dal terz'Ordine Francescano Secolare)
* commemorazione della morte di San Francesco |
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Mercoledì 04 ottobre
Sante Messe alle ore 08:00; 09:30 e 11:30
Ore 19:00 - Santa
Messa celebrata da S. Ecc. Mons. Paolo Atzei
Dopo la Santa
Messa, siamo tutti invitati a partecipare alla festa
parrocchiale nel
piazzale interno del Convento, dove ci saranno:
giocchi per i
bambini, rinfresco, esibizioni dei gruppi
parrocchiali, ecc. |
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Domenica 08 ottobre
Ore 08:00 - Santa
Messa
Ore 09:30 - Santa
Messa e inizio dell'anno Catechistico
Ore 11:30 - Santa
Messa solenne con la partecipazione del
gremio degli
Ortolani
Dopo la messa,
rinfresco nel piazzale interno del Convento
Ore 19:00 - Santa
Messa animata dal Coro San Francesco
Dopo la messa, concerto del Coro
nel teatrino parrocchiale |
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[Al programma]
SF
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SAN FRANCESCO
PICCOLA VITA
DI UN GRANDE CRISTIANO
_______________
_____________________________
[Al programma]

1
Un giovane vanitoso
Viveva ad
Assisi, nella valle spoletana, un uomo di nome Francesco. Nacque durante
un'assenza del padre, e la madre gli mise nome Giovanni; ma, tornato il padre
dal suo viaggio in Francia, cominciò a chiamare suo figlio Francesco.
Dai genitori ricevette una cattiva educazione, ispirata alle vanità del mondo.
Imitando i loro esempi, egli stesso divenne ancor più leggero e vanitoso.
Sciupo miseramente il tempo, all'infanzia fin quasi al suo venticinquesimo anno.
Anzi, precedendo in queste vanità tutti i suoi coetanei, si era fatto promotore
di mali e di stoltezze. Oggetto di meraviglia per tutti, cercava di eccellere
sugli altri ovunque e con smisurata ambizione: nei giochi, nelle raffinatezze,
nei bei motti, nei canti, nelle vesti sfarzose e morbide.
Allegro e spensierato, gli piaceva godersela e cantare, andando a zonzo per
Assisi giorno e notte con una brigata di amici, spendendo in festini e
divertimenti tutto il denaro che guadagnava o di cui poteva impossessarsi. I
genitori lo rimproveravano per il suo esagerato scialare, quasi fosse rampollo
di un gran principe anziché figlio di commercianti di stoffe. Ma siccome erano
ricchi e lo amavano teneramente, lasciavano correre, non volendolo contristare
per quelle ragazzate. Non era spendaccione soltanto in pranzi e divertimenti,
ma passava ogni limite anche nel vestirsi. Si faceva confezionare abiti
sontuosi e, nella ricerca dell'originalità, arrivava a cucire insieme nello
stesso indumento stoffe preziose e panni grossolani. Era molto ricco ma non
avaro, anzi generoso; non avido di denaro, ma dissipatore; era molto cortese,
accondiscendente e affabile, sebbene a suo svantaggio, perché molti si
approfittavano della sua generosità. Circondato da ribelli, avanzava a testa
alta nelle piazze della città, fino a quando Dio, nella sua bontà, posò il suo
sguardo su di lui e lo trasformò, perché, per suo mezzo, i peccatori
ritrovassero la speranza di rivivere alla grazia, e restasse per tutti un
esempio di conversione a Dio. (FF1395ss;320ss)
[In alto]
2
La sposa più bella
Si
combatteva tra Perugia ed Assisi e in uno scontro sanguinoso a Collestrada
Francesco fu fatto prigioniero. Assieme a molti altri fu incatenato e gettato
con loro in uno squallido carcere. Vi era tra i compagni di prigionia un
cavaliere superbo, con un carattere insopportabile. Tutti cercavano di
emarginarlo, ma Francesco a furia di sopportare quell'intrattabile, riuscì a
ristabilire la pace tra tutti. Fu liberato dalla prigione poco tempo dopo e
divenne più compassionevole con i bisognosi. Si legò al Signore con la solenne
promessa di non dire mai di no, se ne aveva la possibilità, a quanti gli
chiedevano qualcosa per amore del Signore. Un giorno incontrò un cavaliere
povero e quasi nudo: mosso a compassione, gli cedette generosamente, per amor
di Cristo, le vesti che indossava, ripetendo così il nobile gesto di san
Martino. Nel frattempo la compagnia dei giovani di Assisi, che un tempo lo
avevano avuto guida della loro spensieratezza, cominciò di nuovo a invitarlo ai
banchetti, nei quali si indulge sempre alla licenza ed alla scurrilità. Lo
elessero re della festa, perché sapevano che, nella sua generosità, avrebbe
saldato le spese per tutti. Francesco non rifiutò l'onore offertogli, per non
essere bollato come avaro.
Preparò un sontuoso banchetto con abbondanza di cibi squisiti: quando furono
pieni sino al vomito, si riversarono nelle piazze della città insudiciandole
con le loro canzoni da ubriachi. Francesco li seguiva, tenendo in mano come
signore lo scettro.
Ma poiché da tempo con tutto l'anima si era reso completamente sordo a quelle
voci e cantava in cuor suo al Signore, se ne distaccò a poco a poco anche col
corpo. Allora, come riferì egli stesso, fu inondato di tanta dolcezza divina,
da non potersi assolutamente muovere né parlare. Lo pervase un tale sentimento
interiore che trascinava il suo spirito alle cose invisibili, facendogli
giudicare di nessuna importanza e assolutamente frivola ogni cosa terrena. Gli
amici pensavano che avesse deciso di maritarsi e gli domandavano: «Vuoi forse
prendere moglie, Francesco?». Egli rispose loro: «Prenderò la sposa più nobile
e bella che abbiate mai vista, superiore a tutte le altre in bellezza e
sapienza». E veramente sposa è la vera religione che egli abbracciò e il Regno
dei Cieli è il tesoro nascosto che egli cercava così ardentemente. (FF 584ss)
[In alto]3
Il cavaliere di Dio
Ma il
cambiamento di Francesco non è ancora perfetto, perché i lacci della vanità
cercano nuovamente di farlo prigioniero.
Un nobile assisano, desideroso di soldi e di gloria, organizzò una spedizione
per andare a combattere in Puglia. Venuto a sapere la cosa, Francesco fu preso
dalla sete di avventura e dal desiderio di diventare cavaliere e si impegnò per
realizzare il suo progetto. Ma una notte gli apparve uno che, chiamatolo per
nome, lo condusse in un grande palazzo, in cui spiccavano, appese alle pareti,
armature da cavaliere, splendenti scudi e simili oggetti di guerra. Francesco,
incantato, pieno di felicità e di stupore, domandò a chi appartenessero quelle
armi e quel palazzo meraviglioso. Gli fu risposto che tutto quel che vedeva,
insieme al palazzo, era proprietà sua e dei suoi cavalieri.
Svegliatosi, s'alzò quel mattino pieno di entusiasmo. Interpretando il sogno
secondo criteri mondani, fantasticava che sarebbe diventato un gran principe.
Messosi dunque in cammino, giunse fino a Spoleto e qui cominciò a non sentirsi
bene.
Mentre riposava, nel dormiveglia intese una voce interrogarlo dove fosse
diretto. Francesco gli espose il suo ambizioso progetto. E quello: «Chi può
esserti più utile: il padrone o il servo?». Rispose: «Il padrone». Quello
riprese: «Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il
principe per il suddito?». Allora Francesco interrogò: «Signore, che vuoi ch'
io faccia?». Concluse la voce: «Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa
devi fare; poiché la visione che ti è apparsa devi interpretarla in tutt'altro
senso».
Risvegliatosi, egli si mise a riflettere attentamente su questa rivelazione.
Mentre il sogno precedente, tutto proteso com'egli era verso il successo, lo
aveva mandato quasi fuori di sé per la felicità, questa nuova visione lo
obbligò a raccogliersi dentro di sé. Pensava e ripensava così intensamente al
messaggio ricevuto, che quella notte non riuscì più a chiuder occhio. Spuntato
il mattino, in gran fretta dirottò il cavallo verso Assisi, lieto ed esultante:
aspettava che Dio, del quale aveva udito la voce, gli rivelasse la sua volontà,
mostrandogli la via della salvezza. Ormai il suo cuore era cambiato. Non
gl'importava più della spedizione in Puglia: desiderava solo di conformarsi
alla volontà di Dio. (FF1399ss)
[In alto]4
Francesco, ripara la mia casa
Era già
del tutto mutato nel cuore quando, un giorno, passò accanto alla chiesa di San
Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Condotto dallo Spirito, entrò
a pregare, si prostrò devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo
straordinario dalla grazia divina, si ritrovò totalmente cambiato. Mentre egli
era così profondamente commosso, improvvisamente l'immagine di Cristo
crocifisso dal dipinto gli parlò, muovendo le labbra: «Francesco, - gli disse
chiamandolo per nome - va', ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in
rovina». Francesco pieno di stupore, quasi perdette i sensi a queste parole, ma
subito si dispose ad obbedire e si concentra tutto su questo invito. Si prese
cura di quella sacra immagine e offrì denaro al sacerdote che viveva in quella
chiesetta, perché non rimanesse priva, neppure per un istante, dell'onore
doveroso di un lume. Poi si dedicò con impegno al resto, lavorando con intenso
zelo a riparare la chiesa. Perché, benché il comando del Signore si riferisse
al restauro della Chiesa acquistata da Cristo col proprio sangue, egli
naturalmente non capì subito la cosa, ma concretamente si impegnò come manovale
a restaurare quella piccola chiesetta in cui il Signore gli aveva parlato.
Da quel giorno in poi si fissò nella sua anima santa la compassione del
Crocifisso e, come si può devotamente ritenere, le venerabili stimmate della
Passione gli si impressero profondamente nel cuore.
Da allora, non riuscì più a trattenere le lacrime ogni volta che il suo
pensiero andava a contemplare la passione di Cristo.
Una volta camminava solitario nei pressi della chiesa di Santa Maria della
Porziuncola, piangendo e lamentandosi a voce alta. Un uomo, udendolo, suppose
ch'egli soffrisse di qualche malattia o dispiacere e, mosso da compassione, gli
chiese perché piangeva cosi. Disse Francesco: «Piango la passione del mio
Signore. Piango perché l'amore non è amato. E per amore di lui non voglio
vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo». Allora anche
quell'uomo si unì al lamento di Francesco. (FF593;1413)
[In alto]5
Dirò solo Padre Nostro
Dopo aver
ascoltato le parole del Crocifisso, Francesco, salito a cavallo, si recò verso
la città di Foligno portando un carico di stoffe di diversi colori. Qui
vendette cavallo e merce e tornò subito a San Damiano, dove trasferì la sua
dimora. Suo padre, preoccupato, andava cercando dove mai fosse finito il figlio.
Venne a sapere che, completamente trasformato, abitava presso quella chiesa. L'uomo
chiamò amici e vicini e in tutta furia si precipitò a San Damiano. Francesco,
per schivare la violenta ira patema, andò a rifugiarsi in una caverna segreta,
e vi restò nascosto un mese intero. Un giorno, ritrovato il coraggio, armato di
fiducia in Cristo, decise di tornare in paese. Subito al vederlo, quelli che lo
conoscevano com'era prima, presero a insultarlo, gridando che era un pazzo e un
insensato, gettandogli fango e sassi. Ma il cavaliere di Cristo passava in
mezzo a quella tempesta senza farci caso, non lasciandosi colpire e agitare
dalle ingiurie, rendendo invece grazie a Dio. Si diffuse per le piazze e le vie
della città la notizia di quanto succedeva, finché venne agli orecchi del padre.
Pietro andò di corsa al palazzo del comune a protestare contro il figlio
davanti ai consoli, chiedendo il loro intervento per obbligare Francesco a
restituire il denaro preso in casa.
Di fronte al Vescovo e ai consoli e a tutta la città accorsa per vedere questo
avvenimento, Francesco esclamò: «Non soltanto restituirò a mio padre il denaro
ricavato vendendo la sua roba, ma gli restituirò di tutto cuore anche i vestiti».
Entrò in una camera, si spogliò completamente, depose sui vestiti il gruzzolo,
e uscendo nudo alla presenza di tutti, disse: «Ascoltate tutti e cercate di
capirmi. Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che
ho deciso di servire Dio, gli rendo il denaro che tanto lo tormenta e tutti
gl'indumenti avuti da lui. D'ora in poi voglio dire: "Padre nostro, che sei nei
cieli", non più "padre mio Pietro di Bernardone"». Addolorato e infuriato,
Pietro si alzò, prese denari e vestiti, e se li portò a casa. Quelli che
assistevano alla scena, rimasero indignati contro di lui, che non lasciava al
figlio nemmeno di che vestirsi. Il vescovo, considerando attentamente l'uomo
santo e ammirando il suo coraggio, aprì le braccia e lo coprì con il mantello.
Aveva capito chiaramente ch'egli agiva per ispirazione divina. Da quel giorno
diventò suo protettore. Lo esortava e incitava, lo dirigeva e amava con grande
affetto. (FF1415ss)
[In alto]6
La Chiesa sulle spalle
Restaurata
San Damiano, Francesco si trasferì nella località chiamata Porziuncola, dove c'era
un'antica chiesa in onore della Beata Vergine Madre di Dio, ormai abbandonata.
Vedendola in quel misero stato, mosso a compassione, anche perché aveva grande
devozione per la Madre di ogni bontà, il Santo vi stabilì la sua dimora e
terminò di ripararla nel terzo anno della sua conversione.
L'abito che egli allora portava era simile a quello degli eremiti, con una
cintura di cuoio, un bastone in mano e sandali ai piedi. Un giorno in cui in
questa chiesa si leggeva il brano del Vangelo relativo alla missione affidata
da Gesù agli Apostoli di predicare il Regno di Dio, il Santo, che ne aveva
intuito solo il senso generale, dopo la Messa, pregò il sacerdote di spiegargli
il passo.
Il sacerdote glielo commentô punto per punto, e Francesco, udendo che i
discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né
portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tonache,
ma soltanto predicare il Regno di Dio e la penitenza, subito, esultante di
Spirito Santo, esclamò: «Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con
tutto il cuore!». S'affrettô tutto pieno di gioia a realizzare i consigli
evangelici e a mettere in pratica fedelmente quanto ascoltato: scioglie dai
piedi i calzari, abbandona il suo bastone, sostituisce la sua cintura con una
corda. Da quell'istante confeziona per sé una veste ruvida che riproduce l'immagine
della croce, talmente povera e grossolana da rendere impossibile al mondo
invidiargliela!
Vedendo Francesco che il Signore aveva iniziato a dargli dei compagni che
dietro il suo esempio volevano seguire il Signore - erano ormai in dodici
perfettamente concordi nello stesso ideale -, si rivolse a loro dicendo: «Fratelli,
vedo che il Signore misericordioso vuole aumentare la nostra comunità. Andiamo
dunque dalla nostra madre, la santa Chiesa romana, e comunichiamo al Papa ciò
che il Signore ha cominciato a fare per mezzo di noi, al fine di continuare la
nostra missione secondo il suo volere e le sue disposizioni».
Camminavano tutti giulivi, parlando delle cose di Dio e abbandonandosi a Lui
nella preghiera. Si affrettavano per presentarsi al più presto al cospetto del
Sommo Pontefice, papa Innocenzo III.
Ma li prevenne, nella sua c1emenza, Cristo potenza e sapienza di Dio, che, per
mezzo di una visione, ammonì il suo Vicario a prestare ascolto e ad
acconsentire con benevolenza alle suppliche di quel poverello. Difatti il
Pontefice romano vide in sogno la Basilica Lateranense che stava ormai per
crollare e un uomo povero, piccolo e spregevole, che la sorreggeva, mettendovi
sotto le proprie spalle, perché non cadesse. Il saggio Pontefice, contemplando
in quel servo di Dio la povertà e lo zelo per la salvezza delle anime, esc1amò:
«Veramente questi è colui che con l'opera e la dottrina sorreggerà la Chiesa di
Cristo». Perciò, acconsentendo in tutto alle sue richieste, approvò la Regola,
ed esortò i frati dicendo: «Andate con il Signore,fratelli, e predicate a tutti
la penitenza, come vi ispirerà il Signore». (FF 354ss; 1455ss;1064)
[In alto]7
La grandezza dell’umilità
Ottenuta
l'investitura da parte del Papa, andando per città e castelli, Francesco
cominciò a predicare dappertutto, annunziando con fiducia il regno di Dio.
Anche uomini di lettere e di cultura si stupivano della efficacia del suo
parlare e di quella chiarezza di verità che il Santo non aveva appreso da
maestri umani. Numerosi erano quelli che si assiepavano per vederlo e
ascoltarlo, come uomo venuto da un altro mondo. Molti nobili e popolani,
ecclesiastici e laici, spinti da ispirazione divina, presero a seguire le orme
di Francesco e, abbandonate le preoccupazioni e vanità del mondo, si misero a
vivere sotto la sua Regola.
Una volta, com'era suo costume, egli era intento a vegliare in preghiera,
fisicamente lontano dai suoi fratelli. Verso mezzanotte, mentre i suoi compagni
dormivano, un carro di mirabile splendore, sopra il quale era posto Francesco
circondato da un globo di fuoco luminosissimo, entrò dalla porticina della
dimora dei frati. A quella vista meravigliosa, si svegliarono stupefatti e
avvertirono con pari intensità la chiarezza del cuore e quella del corpo,
poiché, per virtù di quella luce mirabile, la coscienza di ciascuno fu nuda
davanti alla coscienza di tutti gli altri. Compresero tutti che il Signore
aveva fatto vedere loro Francesco trasfigurato a immagine del santo profeta
Elia.
Frate Pacifico ebbe un'altra visione: gli apparvero molti troni vuoti nel cielo,
e uno di essi più maestoso degli altri. Una voce poi gli rivelò che quei seggi
appartenevano una volta agli angeli caduti dal cielo a causa della loro
superbia. ora erano destinati all'umile Francesco e ai suoi compagni. (FF 1463;
1344; 1570)
[In alto]8
Messaggero di Pace
Ovunque
andava Francesco annunziava il Vangelo della Pace. Arrivò un giorno ad Arezzo,
mentre tutta la città era scossa da una guerra civile. Il servo di Dio venne
ospitato nel borgo fuori città, e vide sopra di essa demoni esultanti, che
incitavano i cittadini a distruggersi fra di loro. Chiamò frate Silvestro, uomo
di Dio di grande semplicità, e gli comandò: «Và alla porta del paese, e da
parte di Dio Onnipotente comanda ai demoni che quanto prima escano dalla città».
Il frate si affrettò ad obbedire, e dopo essersi rivolto a Dio con inno di lode,
grido davanti alla porta a gran voce: «Da parte di Dio e per ordine del nostro
padre Francesco, andate lontano di qui, voi tutti diavoli!». La città ritrovò
subito la pace e la concordia tra le famiglie.
Sul finire della sua vita, mentre giaceva malato, accadde che il vescovo di
Assisi scomunicò il Podestà della città e costui, per rappresaglia, vieto a
tutta la popolazione di fare contratti con lui. a tal punto erano arrivati a
odiarsi reciprocamente. Francesco, fu preso da pietà per loro, soprattutto
perché nessuno si interessava di ristabilire tra i due la pace. E disse ai suoi
compagni: «Grande vergogna è per noi, servi di Dio, che il vescovo e il podestà
si odino talmente l'un l'altro, e nessuno si prenda pena di rimetterli in pace
e concordia». Compose allora questa strofa, da aggiungere alle Laudi: «Laudato
si, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore e sostengono
infermità e tribolazione. Beati quelli che le sosteranno in pace: da te,
Altissimo, saranno coronati». Poi fece chiamare i due contendenti e davanti a
loro i frati intonarono il Cantico di Frate Sole. Il podestà si levò subito in
piedi, e, pieno di viva devozione, tutto in lacrime, stette ad ascoltare
attentamente. Egli aveva infatti molta venerazione per Francesco. Finito il
Cantico, il podestà disse davanti a tutti i convenuti: «Vi dico in verità, che
non solo a messer vescovo, che devo considerare mio signore, ma sarei disposto
a perdonare anche a chi mi avesse assassinato il fratello o il figlio». Poi si
gettò ai piedi del vescovo, dicendogli: «Per amore del Signore nostro Gesù
Cristo e del suo servo Francesco, eccomi pronto a soddisfarvi in tutto, come a
voi piacerà». Il vescovo lo prese fra le braccia, si alzò e gli rispose: «Per
la carica che ricopro dovrei essere umile. Purtroppo ho un temperamento portato
all'ira. Ti prego di perdonarmi». E cosi i due si abbracciarono e baciarono con
affetto. (FF 695; 1593)
[In alto]9
Davanti al Sultano
Nel
tredicesimo anno dalla sua conversione, partì per la Siria, e mentre
infuriavano aspre battaglie tra cristiani e mussulmani, preso con sé un
compagno, non esitò a presentarsi al cospetto del Sultano. Prima di giungere
dinanzi a lui, furono catturati dai suoi soldati che li trattarono malamente,
ma essi non temettero nulla: né minacce, né torture, né morte.
Alla fine furono portati alla presenza del Sultano, che li accolse con grande
onore. Chi potrebbe descrivere la sicurezza e il coraggio con cui gli stava
davanti e gli parlava, e l'eloquenza con cui rispondeva a quelli che
ingiuriavano la legge cristiana? Il Sultano offrendo gli molti doni, tentava di
convertirlo alle ricchezze del mondo; ma vedendolo disprezzare tutto
risolutamente come spazzatura, ne rimase profondamente stupito, e lo guardò
come un uomo diverso da tutti gli altri. Era molto commosso dalle sue parole e
lo ascoltò volentieri.(FF422)
[In alto]10
Un uomo fatto preghiera
I frati
che vissero con lui sanno molto bene come ogni giorno, anzi ogni momento,
affiorasse sulle labbra di Francesco il ricordo di Cristo; con quanta soavità e
dolcezza gli parlava, con quale tenero amore discorreva con Lui. Gesù portava
sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi,
Gesù in tutte le altre membra. Molte volte mentre era per strada si fermava a
invitare tutte le creature a lodare il Signore. Spesso ripeteva ai suoi intimi:
«Quando il frate nella preghiera è visitato dal Signore con qualche
consolazione, deve, prima di terminare, alzare gli occhi al cielo e dirgli a
mani giunte: "Tu, 0 Signore, hai mandato dal cielo questa dolce consolazione a
me indegno peccatore: io te la restituisco, affinché tu me la metta in serbo,
perché io sono un ladro del tuo tesoro!"».
Quando alcuni frati gli chiesero che insegnasse loro a pregare, disse: «Quando
pregate, dite: "Padre nostro", e: "Ti adoriamo, 0 Cristo, in tutte le tue
chiese che sono nel mondo, e ti benediciamo, perché, per mezzo della tua santa
croce, hai redento il mondo"».
Inoltre insegnò loro a lodare Dio in tutte le creature e ad onorare con
particolare venerazione i sacerdoti, come pure a credere fermamente e a
confessare schiettamente la verità della fede, cosi come la insegna la santa
Chiesa romana.
Francesco, uomo di Dio, sentendosi pellegrino nel corpo lontano dal Signore,
cercava di raggiungere con lo spirito il cielo e, fatto ormai concittadino
degli Angeli, ne era separato unicamente dalla parete della carne. A lui, che
si cibava della dolcezza celeste, riusciva insipide il mondo, e le delizie
divine lo avevano reso di gusto difficile per i cibi grossolani degli uomini.
Per potersi raccogliere nel silenzio della preghiera, si recava in luoghi
isolati o nelle chiese abbandonate, per pregarvi di notte. Una volta fu visto
mentre pregava, con le mani e le braccia stese in forma di croce, sollevato da
terra con tutto il corpo e circondato da una nuvola splendente: cosi la
meravigliosa luminosità e il sollevarsi del corpo diventavano testimonianza
della illuminazione e della elevazione avvenuta nel suo spirito. (FF522;681ss)
[In alto]11
Il Santo presepe di Gesù
Al di
sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale
del Bambino Gesù, e chiamava resta delle reste il giorno in cui Dio, fatto
piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano. A questo proposito è degno
di perenne memoria quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua morte,
a Greccio, il giorno del Natale del Signore. Chiese a Giovanni, un suo amico
abitante nel luogo:
«Prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in
qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la
mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e
come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello». Appena l'ebbe ascoltato, il
fedele amico andò subito a preparare nel luogo designato tutto l'occorrente,
secondo il disegno esposto dal Santo.
E giunse il giorno del Santo Natale: Francesco si rivesti dei paramenti
diaconali perché era diacono, e cantò con voce sonora il santo Vangelo: quella
voce forte e dolce, limpida e sonora ravì tutti presenti. Poi parlò al popolo e
con parole dolcissime rievocò il neonato Re povero e la piccola città di
Betlemme.
Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo
chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava
riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un
suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o
«Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la
dolcezza di quelle parole. Uno dei presenti, uomo virtuoso, ebbe una mirabile
visione. Gli sembrò che il Bambinello giacesse privo di vita nella mangiatoia,
e Francesco avvicinandosi a Lui, lo destasse da quella specie di sonno profondo.
Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti deI Santo,
il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti che l'avevano
dimenticato.
Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile
gioia. Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è
stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di san Francesco,
affinché là dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini
possano mangiare, come nutrimento dell'anima e santificazione del corpo, la
carne dell'Agnello immacolato, il Signore nostro Gesù Cristo, che con amore
infinito ha donato se stesso per noi. (FF 787; 468ss)
[In alto]
12
L’acqua della roccia
Il beato
Francesco, desiderando andare in un eremo per dedicarsi alla contemplazione,
poiché era molto debole, ottenne da un povero uomo un asino da cavalcare.
Costui mentre saliva nella calura estiva per i viottoli montagnosi, seguendo l'uomo
di Dio, fu preso dalla fatica e si mise a supplicare con insistenza il Santo,dicendo
che sarebbe morto se non avesse bevuto qualche sorso d'acqua. Francesco subito
discese dall'asino e, piegate a terra le ginocchia, alzò le mani verso il cielo,
non cessando di pregare, finché si senti esaudito. «Affrettati, disse al
contadino, e troverai acqua viva, che in questo istante Cristo misericordioso
ha fatto sgorgare dalla pietra». Beve il contadino l'acqua sgorgata dalla
roccia pel virtù della preghiera del Santo: una sorgente d'acqua in quel luogo
non c'era mai stata, né in seguito si è mai potuta ritrovare.(FF837)
[In alto]13
Tutto parla di Dio
Considerando
che tutte le cose hanno un'origine comune, Francesco chiamava le creature, per
quanto piccole, col nome di fratello o sorella: sapeva bene che tutte
provenivano, come lui, da un
unico Principio. Abbracciava con maggior effusione e dolcezza quelle che
portano in sé una somiglianza naturale con la mansuetudine di Cristo: spesso
riscattò gli agnelli che venivano condotti al macello, in memoria di
quell'Agnello mitissimo, che volle essere condotto alla morte per redimere i
peccatori. Le stesse creature si sentivano spinte a corrispondere con
gratitudine a questo amore che il Santo donava loro. Una volta, viaggiando
attraverso la valle Spoletana, nelle vicinanze di Bevagna, arrivò ad un luogo
ove si era radunata una grande quantità di uccelli di varie specie. Avendoli
visti, il santo si accosta a loro, salutandoli col modo consueto, come se
fossero dotati di ragione. Pieno di gioia e di ammirazione, li invitò ad
ascoltare volentieri la parola di Dio, e cosi disse: «Fratelli miei uccelli!
Dovete lodare molto il vostro Creatore e sempre amarlo perché vi ha rivestito
di piume e vi ha donato le penne per volare. Infatti tra tutte le creature vi
ha fatti liberi, donandovi la trasparenza dell'aria. Voi non seminate né
mietete, eppure Egli vi mantiene senza alcuno vostro sforzo!». A tali parole,
gli uccelli, facendo testa, cominciarono ad allungare il collo, spalancare le
ali, aprire il becco, fissandolo attentamente. Né si allontanarono da là,
finché, fatto un segno di croce, non diede loro il permesso e la benedizione.
Tornato dai frati, cominciò ad accusarsi di negligenza, perché fino ad allora
non aveva mai predicato agli animali e da quel giorno esorta ogni creatura alla
lode e all'amore verso il Creatore.
Un'altra volta, a Greccio, offrirono all'uomo di Dio un leprotto vivo. Fu
lasciato libero, in terra, perché scappasse dove voleva. Ma quello, sentendosi
chiamare dal padre buono, gli corse vicino e gli saltò in grembo. Il Santo,
colmandolo di carezze, lo ammoni con dolcezza a non lasciarsi prendere un'altra
volta. Ma, benché lo avesse messo più volte in terra, perché partisse, il
leprotto ritornava sempre in grembo a Francesco, come se con un senso nascosto
percepisse la pietà deI suo cuore. (FF 1145; 843ss)
[In alto]14
Il cavaliere di Celano
Una
volta, recatosi Francesco a Celano per predicare, fu da un cavaliere invitato a
mangiare con lui. Egli si lasciò convincere, costretto dall'insistenza. Giunto
il momento del pranzo Francesco chiamò a sé l'ospite: «Ecco - gli disse - vinto
dalle tue preghiere sono entrato per mangiare in casa tua. Adesso obbedisci al
mio avvertimento, poiché tu non mangerai qui, ma in altro luogo. Ammetti con
contrizione le tue colpe,e non resti peccato in te che non confessi. Oggi il
Signore ti ricompenserà perché haî cosi devotamente accolto i suoi poverelli».
Credette quell'uomo alle parole sante e, chiamato un sacerdote, gli svelò con
sincera confessione tutti i suoi peccati. Diede disposizione per la sua casa e
se ne stava aspettando che si compisse la parola del Santo. Infine tutti si
sedettero a mensa e cominciarono a mangiare ma egli, dopo essersi fatto il
segno della croce, chinò il capo ed esalò lo spirito. Quanto bisogna amare la
confessione dei peccati, che ci permette di accogliere senza paura sorella
morte! (FF 864)
[In alto]15
Araldo del Vangelo
Una volta
che doveva predicare davanti al Papa e ai cardinali, per suggerimento del
cardinale di Ostia aveva imparato a memoria un discorso stilato con cura. Se
non che, quando si trovò là in mezzo, al momento di pronunciare quelle parole,
dimenticò tutto e non riuscì a spiccicare nemmeno una frase.
Allora, dopo aver esposto con umiltà il suo imbarazzo, si mise a invocare la
grazia della Spirito Santo. Subito le parole cominciarono ad affluire cosi
abbondanti, cosi efficaci nel commuovere il cuore di quegli illustri personaggi,
da far vedere chiaramente che non era lui a parlare, ma lo Spirito del Signore.
Con pari fermezza di spirito parlava ai piccoli e ai grandi, e provava uguale
gioia nel parlare a pochi e a molti. Gente di ogni età e d'ogni sesso correva a
vedere e ad ascoltare quell'uomo nuovo, donato dal cielo al mondo. Nel nome del
Signore, Francesco scacciava i demoni, risanava gli infermi, e, prodigio ancor
più grande, con l'efficacia della sua parola muoveva a penitenza i cuori più
ostinati.(FF121188)
[In alto]16
Presente ai lontani
Ai
capitoli provinciali dei frati, ormai sparsi per il mondo, san Francesco non
poteva essere presente di persona; ma si preoccupava di rendersi presente con
sollecite direttive, con la preghiera insistente e con la sua efficace
benedizione. Qualche volta, però, in forza di quella virtù divina che opera
meraviglie, vi compariva anche in forma visibile.
Durante il Capitolo di Arles, sant'Antonio da Padova, insigne predicatore e
glorioso confessore di Cristo, stava predicando ai frati. Ebbene un frate di
virtù sperimentata, di nome Monaldo, si mise, per ispirazione divina, a
guardare verso la porta della sala capitolare e vide con i suoi propri occhi il
beato Francesco che, stando librato nell'aria con le mani stese in forma di
croce, benediceva i frati.
Tutti i frati, a loro volta, si sentirono ripieni di una consolazione
spirituale cosi grande e cosi insolita che la ritennero una testimonianza con
la quale lo Spirito li assicurava che il Santo era veramente in mezzo a loro.(FF1081)
[In alto]17
Ferito d’amore
Mentre
dimorava nel romitorio di La Verna, due anni prima della sua morte, Francesco
ebbe da Dio una visione. Gli apparve un uomo, in forma di Serafino, con le ali,
librato sopra di lui, con le mani distese ed i piedi uniti, confitto ad una
croce. A quella apparizione il beato servo dell'Altissimo si senti invaso da
viva gioia per lo sguardo bellissimo e dolce col quale il Serafino lo guardava,
ma era contemporaneamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell'acerbo
dolore della passione. Mentre era in questo stato di smarrimento, ecco: nelle
sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che
aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso. Le sue mani e i piedi
apparvero trafitti nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palme
delle mani e sul dorso dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte
opposta. Anche il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia.(FF48488)
[In alto]18
Sorella Morte
Erano
ormai trascorsi vent'anni dalla sua conversione e, come gli era stato
comunicato per divina rivelazione, la sua ultima ora stava per scadere.
Sentendo che la morte era ormai imminente, chiamò a sé due suoi frati, perché a
piena voce cantassero le Lodi al Signore con animo gioioso per l'approssimarsi
della morte, anzi della vera vita. Egli poi, come poté, intonò il salmo: «Con
la mia voce al Signore grido aiuto, con la mia voce supplico il Signore».
Uno dei frati che lo assistevano, molto caro al Santo, vedendo questo e
conoscendo che la fine era vicina, gli disse: «Padre amato, già i tuoi figli
stanno per rimanere orfani e privi della luce dei loro occhi! Ricordati dei
figli che lasci orfani, perdona tutte le loro colpe e dona ai presenti e agli
assenti il conforto della tua benedizione». E Francesco: «Ecco, Dio mi chiama,
figlio. Ai miei frati presenti e assenti, perdono tutte le offese e i peccati e
tutti li assolvo, per quanto posso, e tu, annunciando questo, benedicili da
parte mia».
Poi si fece portare il libro dei Vangeli, pregando che gli fosse letto il brano
deI Vangelo secondo Giovanni, che inizia con le parole: «Sei giorni prima della
Pasqua, sapendo Gesù ch’era giunta l'ora di passare da questo monda al Padre».
Questo stesso passo si era proposto di leggergli il ministro, e lo stesso si
presenta alla prima apertura del libro. E dato che presto sarebbe diventato
terra e cenere, volle che gli si mettesse indosso il cilicio e venisse cosparso
di cenere. E mentre molti frati, di cui era padre e guida, erano lì raccolti
con riverenza e attendevano il beato transito, quell'anima santissima si
sciolse dalla carne, per salire nell'eterna luce, e il corpo s'addormentò nel
Signore. (FF508ss)
[In alto]19
Una stella nel cielo
Uno dei suoi frati vide l'anima del santissimo padre salire dritta al cielo; ed
era come una stella, grande come la luna, splendente come il sole e trasportata
da una candida nuvoletta.
Anche l'allora ministro dei frati della provincia di Campania, che si chiamava
Agostino, uomo caro a Dio, si trovava in punto di morte. Pur avendo perso ormai
da tempo la parola, improvvisamente esclamo:
«Aspettami, Padre, aspetta! Ecco: sto già venendo con te!». Siccome i frati
chiedevano, stupiti, a chi stava parlando in quella maniera, egli affermo di
vedere il beato Francesco che stava andando in cielo; e subito, detto questo,
anche lui felicemente spiro.
Nella medesima circostanza, il vescovo d'Assisi si trovava al santuario di San
Michele sul monte Gargano: Francesco gli apparve, tutto lieto, nel momento del
suo transito e gli disse che stava lasciando il monda per passare gioiosamente
in cielo. (FF 50855; 138955)
[In alto]20
L’ultimo saluto
Appena si
diffuse la notizia del transito del beato Francesco, una marea di popolo
accorse sul luogo. : I cittadini assisani, nel più gran numero possibile,
furono ammessi a contemplare e a baciare quelle stimmate sacre. Uno di loro, un
cavaliere dotto e prudente, di nome Girolamo, molto noto fra il popolo, siccome
aveva dubitato di questi sacri segni ed era incredulo come San Tommaso, con
maggior impegno e audacia muoveva i chiodi e le mani del Santo: tastava con le
proprie mani i piedi e il fianco, per recidere dal proprio cuore e dal cuore di
tutti la piaga del dubbio, palpando e toccando quei segni delle piaghe di
Cristo. Perciò anche costui, come altri, divenne in seguito fedele testimone di
questa verità e la confermò giurando sul santo Vangelo. I frati e figli, che
erano accorsi al transito del Padre, insieme con tutta la popolazione,
dedicarono quella notte alle divine lodi: quelle non sembravano esequie di
defunti, ma veglie d'angeli. Venuto il mattino, le folle, con rami d'albero e
gran numero di fiaccole, tra inni e cantici scortarono il sacro corpo nella
città di Assisi. Passarono anche dalla chiesa di San Damiano, ove allora
dimorava con le sue vergini quella nobile Chiara, che ora è gloriosa nei cieli.
Là sostarono un poco con il sacro corpo e lo porsero a quelle sacre vergini,
perché lo potessero vedere insignito delle perle celesti e baciarlo.
Giunsero finalmente,con grande giubilo, nella città e seppellirono con ogni
riverenza quel prezioso tesoro, nella chiesa di San Giorgio, perché là, da
fanciullino, egli aveva appreso le lettere e là, in seguito, aveva predicato
per la prima volta. Là, dunque, giustamente trova, alla fine, il primo luogo
del suo riposo. Il venerabile Francesco passò da questo mondo al Padre
nell'anno 1226 dell'incarnazione del Signore, il 4 ottobre, la sera di un
sabato, e fu sepolto la domenica successiva. (FF 1249ss)
[In alto]21

Nel libro dei Santi
L'uomo beato, appena fu assunto a godere la luce del volto di Dio, incominciò a
risplendere per grandi e numerosi miracoli. La fama di essi giunse ben presto
all'orecchio del sommo pontefice, papa Gregorio IX. Il pastore della Chiesa,
riconoscendo con piena fede e certezza la santità di Francesco, non solo dai
miracoli uditi dopo la sua morte, ma anche dalle prove viste con i suoi propri
occhi e toccate con le sue proprie mani durante la sua vita, non ebbe il minima
dubbio che egli era stato glorificato nei cieli dal Signore. Quindi decise di
proclamarlo, sulla terra, degno della gloria dei santi e di ogni venerazione.
Affidò il compito di esaminare i miracoli conosciuti e debitamente testimoniati
a quelli tra i cardinali che sembravano meno favorevoli. E solo quando i
miracoli furono discussi accuratamente e approvati all'unanimità, decretò che
si doveva procedere alla canonizzazione. Andò personalmente nella città di
Assisi e il 16 luglio dell'anno 1228 iscrisse il beato padre nel catalogo dei
Santi. (FF1251ss)
Papa Gregorio IX
A comprovare l'autenticità del prodigio delle stimmate ci furono anche le
ammirabili apparizioni che rifulsero dopo la morte del Santo. Papa Gregorio IX,
al quale Francesco aveva profetizzato l'elezione alla cattedra di Pietro,
nutriva in cuore, prima di canonizzarlo, dei dubbi sulla ferita del costato.
Ebbene, una notte, come lo stesso pontefice raccontava tra le lacrime, gli
apparve in sogno il beato Francesco che, con volta severo, lo rimproverò per
quelle esitazioni e, alzando bene il braccio destro, scoprì la ferita e gli
chiese una fiala, per raccogliere il sangue zampillante che fluiva dal costato.
Il somma Pontefice, in visione, porse la fiala richiesta e la vide riempirsi
fino all'orlo di sangue vivo. Da allora egli si infiammò di grandissima
devozione e ferventissimo zelo per quel sacro miracolo. Questo Papa, che aveva
sommamente amato Francesco, fece erigere a gloria di lui una chiesa,
arricchendola poi con preziosissimi doni. A due anni dalla canonizzazione, il
corpo dei Santo fu solennemente trasferito nella nuova Basilica.(FF 1257ss)
[In alto]22
I prodigi dal cielo
Quelle mani che l'uomo santo e umile in vita si sforzava con ogni diligenza di
nascondere per non
mostrare il segreto dei sacri sigilli, operarono dopo la morte di lui evidenti
meraviglie, affinché egli risplendesse come astro lucente fra le dense tenebre
del secolo oscuro. Esse restituivano la salute agli infermi, sensibilità e vita
alle membra ormai paralizzate e inaridite e, cosa maggiore di tutte, la vita e
l'integrità agli uomini mortalmente feriti.
Ricorderò solo alcuni dei molti prodigi.
Ad Ilerda, un uomo di nome Giovanni, devoto di san Francesco, una sera fu
massacrato con ferite cosi orrende da far credere che a stento sarebbe
sopravvissuto fino all'indomani. Ma gli apparve, in modo meraviglioso, il padre
santissimo; toccò quelle ferite con le sacre mani e sull'istante lo rese
perfettamente sano ed integro.
Nel paese di Monte Marano, pressa Benevento, una donna, oppressa da malattia ed
ormai giunta all'estremo, seguì la sorte di ogni mortale. Poiché essa morì
verso il tramonto, venne differita la sepoltura al giorno dopo, per permettere
alla numerosa folla dei suoi cari di partecipare al sacro rito. Di notte
arrivarono i chierici con i salteri per cantare le esequie e le veglie notturne,
mentre tutt'attorno stava la folla. Ed ecco all'improvviso, alla vista di
tutti, si levò la donna sul letto e chiamo tra i presenti un sacerdote, suo
padrino, dicendogli: «Voglio confessarmi, padre, ascolta il mio peccato! Io,
infatti sono morta ed ero destinata a una dura prigione, poiché non avevo
confessato ancora un peccato che ora ti rivelerò. Ma avendo san Francesco, a
cui fui sempre molto devota pregato per me - essa soggiunse -, mi è stato
permesso di ritornare in vita in maniera che, confessato quel peccato, possa
meritare il perdono. Ed ecco, davanti a voi tutti, confessato il peccato, mi
affretterò al promesso riposo». Confessatasi al tremante sacerdote, e ricevuta
l'assoluzione, essa si coricò quietamente sul letto e si addormentò felice nel
Signore. (FF 1381; 863)
Al tempo di papa Gregorio IX, un certo Pietro di Alife, accusato di eresia, fu
rinchiuso in un'oscura prigione. Ma quell'uomo, avendo saputo che si
approssimava la festa di san Francesco, cominciò a invocarlo con molte
preghiere e lacrime, perché avesse pietà di lui. E siccome era tornato alla
fede sincera, meritò di essere esaudito dal Signore. La sera della sua festa,
sull'imbrunire, il beato Francesco scese nel carcere e, chiamando Pietro per
nome, gli comandò di alzarsi in fretta. Intanto vedeva che, per la presenza
miracolosa del Santo, i ceppi erano caduti infranti ai suoi piedi, le porte del
carcere si aprivano, e gli si spalancava davanti la strada per andarsene.
Pietro vedeva tutto questo: eppure, paralizzato dallo stupore, non riusciva a
fuggire; soltanto si mise a gridare, facendo spaventare tutte le guardie.
Venuto a sapere da loro che il prigioniero era stato liberato dai ceppi e il
modo in cui si erano svolte le cose, il vescovo del luogo si recò nel carcere
e, riconoscendo ben visibile la potenza di Dio, si inginocchiò ad adorare il
Signore.(FF1291)
[In alto]

PV
4 OTTOBRE - SAN FRANCESCO D'ASSISI
Diacono, Fondatore dei tre Ordini, Patrono d'Italia
PRIMI VESPRI
V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
Inno
E’ discesa la
notte sul mondo,
il creato è avvolto nell’ombra:
il Serafico Padre Francesco
la sua vita conclude sereno.
Ha nel cuore un incendio d’amore,
nel suo Dio ha la mente rapita;
i suoi figli lo imploran dolenti:
tu non devi lasciare il tuo gregge.
Leva gli occhi il Serafico Padre,
stende sopra di loro la destra:
«Su voi scenda qual provvida pioggia
abbondante la grazia divina. |
Allontani da
tutti il peccato,
alimenti nei cuori l’amore,
nelle menti riaccenda la luce
che rischiara e conduce alla meta».
Sulle labbra si spegne la voce,
il suo spirito è in cielo rapito:
il suo volto rivela raggiante
la perfetta letizia celeste.
Gloria al Padre e al Figlio cantiamo,
e allo Spirito Consolatore;
Trinità sempiterna e beata
che glorifica gli umili in cielo. Amen. |
1^ Antifona - Francesco, uomo cattolico e
tutto apostolico, fu inviato da Dio a predicare il Vangelo di pace.
SALMO 111
Beato l'uomo che teme il
Signore *
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe, *
la discendenza dei giusti sarà benedetta.
Onore e ricchezza nella sua casa, *
la sua giustizia rimane per sempre.
Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, *
buono, misericordioso e giusto.
Felice l'uomo pietoso che dà in prestito, *
amministra i suoi beni con giustizia.
Egli non vacillerà in eterno: *
il giusto sarà sempre ricordato.
Non temerà annunzio di sventura, *
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. |
Sicuro è il suo cuore, non teme, *
finché trionferà dei suoi nemici.
Egli dona largamente ai poveri, †
la sua giustizia rimane per sempre, *
la sua potenza s'innalza nella gloria.
L'empio vede e si adira, †
digrigna i denti e si consuma. *
Ma il desiderio degli empi fallisce.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.
|
1^ Antifona - Francesco, uomo cattolico e
tutto apostolico, fu inviato da Dio a predicare il Vangelo di pace.
2^ Antifona - Nei suoi giorni fu di sostegno alla casa di Dio, e
rafforzò il tempio del Signore.
SALMO 147
Glorifica il Signore,
Gerusalemme, *
loda, Sion, il tuo Dio.
Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, *
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
Egli ha messo pace nei tuoi confini *
e ti sazia con fior di frumento.
Manda sulla terra la sua parola, *
il suo messaggio corre veloce.
Fa scendere la neve come lana, *
come polvere sparge la brina.
Getta come briciole la grandine, *
di fronte al suo gelo chi resiste?
|
Manda una sua parola ed
ecco si scioglie, *
fa soffiare il vento e scorrono le acque.
Annunzia a Giacobbe la sua parola, *
le sue leggi e i suoi decreti a Israele.
Così non ha fatto
con nessun altro popolo, *
non ha manifestato ad altri
i suoi precetti.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.
|
2^ Antifona - Nei suoi giorni fu di sostegno
alla casa di Dio, e rafforzò il tempio del Signore.
3^ Antifona - Libera, o Signore, la mia anima dalla prigione del corpo:
i giusti attendono che tu mi accolga nella patria dei viventi.
SALMO 141
Con la mia voce al Signore
grido aiuto, *
con la mia voce supplico il Signore;
davanti a lui effondo il mio lamento, *
al tuo cospetto sfogo la mia angoscia.
Mentre il mio spirito vien meno, *
tu conosci la mia via.
Nel sentiero dove cammino *
mi hanno teso un laccio.
Guarda a destra e vedi: *
nessuno mi riconosce.
Non c'è per me via di scampo, *
nessuno ha cura della mia vita.
Io grido a te, Signore; †
dico: Sei tu il mio rifugio, *
|
sei tu la mia sorte
nella terra dei viventi.
Ascolta la mia supplica: *
ho toccato il fondo dell'angoscia.
Salvami dai miei persecutori *
perché sono di me più forti.
Strappa dal carcere la mia vita, *
perché io renda grazie al tuo nome:
i giusti mi faranno corona *
quando mi concederai la tua grazia.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.
|
3^ Antifona - Libera, o Signore, la mia
anima dalla prigione del corpo:
i giusti attendono che tu mi accolga nella patria dei viventi.
Lettura breve Rm 8, 10-11
Se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo
spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha
risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai
morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che
abita in voi.
Responsorio Breve
R. Francesco, povero ed umile, * entra ricco nel cielo.
Francesco, povero ed umile, entra ricco nel cielo.
V. Onorato con inni celesti; * entra ricco nel cielo.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Francesco, povero ed umile, entra ricco nel cielo.
Antifona al Magnificat
Francesco, in tutto obbediente al Signore ebbe l'impero sulle creature,
e ne scoprì le bellezze, esaltando la gloria del Creatore.
CANTICO DELLA BEATA VERGINE (Lc 1, 46-55)
Esultanza dell'anima nel Signore
L'anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva. *
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente *
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Antifona al Magnificat
Francesco, in tutto obbediente al Signore ebbe l'impero sulle creature,
e ne scoprì le bellezze, esaltando la gloria del Creatore.
Intercessioni
Fratelli, preghiamo Dio nostro Padre, che per l’intercessione dei Serafico
Padre san Francesco, ci guidi tutti alla santità. Diciamo insieme: Ti
preghiamo, ascoltaci, o Signore.
Padre Santo, che hai reso il tuo servo Francesco un perfetto imitatore del tuo
divin Figlio Gesù,
— fa’ che anche noi, seguendo le sue orme, osserviamo fedelmente il Vangelo di
Cristo.
Padre Santo, che disperdi i superbi ed esalti gli umili di cuore,
— concedici di seguire il Padre Serafico nella via dell’umiltà.
Padre Santo, che hai insignito il tuo servo Francesco con le sacre stimmate
della passione del tuo Figlio,
— fa’ che di null’altro ci gloriamo se non della croce di Gesù Cristo.
Padre Santo, che per le preghiere di san Francesco perdoni le nostre colpe,
— fa’ risplendere sui nostri fratelli defunti la luce dei tuo volto.
Padre nostro...
Orazione
Dio onnipotente ed eterno guarda i tuoi fedeli riuniti nella festa della
Presentazione al tempio del tuo unico Figlio fatto uomo, e concedi anche a noi
di essere presentati a te pienamente rinnovati nello spirito. Per il nostro
Signore.
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.
[In alto]
UL
4 OTTOBRE - SAN FRANCESCO D'ASSISI
Diacono, Fondatore dei tre Ordini,
Patrono d'Italia
UFFICIO DELLE LETTURE
INVITATORIO
V. Signore, apri le mie labbra R. e la mia bocca proclami la tua lode.
Antifona - Nella solennità del Serafico Padre san Francesco lodiamo il
Signore nostro Dio.
SALMO 94 Invito a lodare Dio
Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia (Ant.).
Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l'ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).
Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).
Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).
Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;
perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).
Inno
Francesco poverello,
rivestito di grazia,
ascende lieto in gloria
nel regno dei beati.
Esce umile e nudo
dalla scena del mondo,
ed entra ricco in cielo
festeggiato dagli angeli.
Nel suo fragile corpo
reca impressi i sigilli |
dell'Agnello immolato
sul legno della croce.Dolce
padre dei poveri,
amico della pace,
tu splendi come un sole
nella Chiesa di Dio!
A te sia lode, o Cristo,
Parola del Dio vivo,
che sveli nei tuoi santi
la gioia dell'Amore. Amen. |
1^ Antifona - Dio mi ha fatto dimenticare
tutta la casa di mio padre,
e mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione.
SALMO 1
Beato l'uomo che non segue
il consiglio degli empi, †
non indugia nella via dei peccatori *
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore, *
la sua legge medita giorno e notte.
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua, *
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai; *
riusciranno tutte le sue opere. |
Non così, non così gli
empi: *
ma come pula che il vento disperde;
perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, *
né i peccatori nell'assemblea dei giusti.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti, *
ma la via degli empi andrà in rovina.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen. |
1^ Antifona - Dio mi ha fatto dimenticare
tutta la casa di mio padre,
e mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione.
2^ Antifona - Francesco stimava l'obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore
dei tesori del mondo.
SALMO 8
O Signore, nostro Dio, †
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: *
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti †
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, *
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, *
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, *
il figlio dell'uomo perché te ne curi?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, *
di gloria e di onore lo hai coronato: |
gli hai dato potere sulle
opere delle tue mani, *
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
tutti i greggi e gli armenti, *
tutte le bestie della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare, *
che percorrono le vie del mare.
O Signore, nostro Dio, *
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen |
2^ Antifona - Francesco stimava l'obbrobrio
di Cristo ricchezza maggiore dei tesori del mondo.
3^ Antifona - Io sono morto al mondo, e la mia vita è ormai nascosta con
Cristo in Dio.
SALMO 15
Proteggimi, o Dio: *
in te mi rifugio. *
Ho detto a Dio: « Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene » .
Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, *
è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli: †
io non spanderò le loro libazioni di sangue, *
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: *
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, *
la mia eredità è magnifica.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; *
anche di notte il mio cuore mi istruisce. |
Io pongo sempre innanzi a
me il Signore, *
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore, †
esulta la mia anima; *
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, *
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita, †
gioia piena nella tua presenza *
dolcezza senza fine alla tua destra.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen. |
3^ Antifona - Io sono morto al mondo, e la
mia vita è ormai nascosta con Cristo in Dio.
Versetto
V. Signore, tu hai decorato il tuo servo Francesco,
R. con i segni della nostra redenzione.
Prima Lettura
Dalla lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo 4, 1-24
A ciascuno è stata data la sua grazia, per edificare il corpo di Cristo
Fratelli, vi esorto io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera
degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e
pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità
dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito,
come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della
vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo
Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è
presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono
di Cristo. Per questo sta scritto: Ascendendo in cielo ha portato con sé
prigionieri, ha distribuito doni agli uomini (Sal 67, 19).
Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla
terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i
cieli, per riempire tutte le cose.
E' lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come
evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a
compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché
arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo
stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo.
Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati
qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini, con
quella loro astuzia che tende a trarre nell'errore. Al contrario, vivendo
secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di
lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e
connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia
propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se
stesso nella carità.
Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani
nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita
di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore.
Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo
ogni sorta di impurità con avidità insaziabile.
Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato
ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la
quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si
corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della
vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e
nella santità vera.
Responsorio 1 Cor 2,4.2
R. La mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi
di sapienza, * ma sulla manifestazione dello spirito e della sua potenza.
V. Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi
crocifisso,
R. ma sulla manifestazione dello spirito e della sua potenza.
Seconda Lettura
Dalla «Lettera a tutti i fedeli» di san Francesco d'Assisi
(Opuscoli, ed. Quaracchi 1949, 87-94)
Dobbiamo essere semplici, umili e puri
Il Padre altissimo fece annunziare dal suo arcangelo Gabriele alla santa e
gloriosa Vergine Maria che il Verbo del Padre, così degno, così santo e così
glorioso, sarebbe disceso dal cielo, e dal suo seno avrebbe ricevuto la vera
carne della nostra umanità e fragilità. Egli, essendo oltremodo ricco, volle
tuttavia scegliere, per sé e per la sua santissima Madre, la povertà.
All'approssimarsi della sua passione, celebrò la Pasqua con i suoi discepoli.
Poi pregò il Padre dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo
calice» (Mt 26, 39).
Pose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre. E la volontà del Padre fu
che il suo Figlio benedetto e glorioso, dato per noi e nato per noi, offrisse
se stesso nel proprio sangue come sacrificio e vittima sull'altare della croce.
Non si offrì per se stesso, non ne aveva infatti bisogno lui, che aveva creato
tutte le cose. Si offrì per i nostri peccati, lasciandoci l'esempio perché
seguissimo le sue orme (cfr. 1 Pt 2, 21). E il Padre vuole che tutti ci
salviamo per mezzo di lui e lo riceviamo con puro cuore e casto corpo.
O come sono beati e benedetti coloro che amano il Signore e ubbidiscono al suo
Vangelo! E' detto infatti: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con
tutta la tua anima, e il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10, 27). Amiamo
dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e pura mente, perché egli stesso questo
ricerca sopra ogni cosa quando dice «I veri adoratori adoreranno il Padre in
spirito e verità» (Gv 4, 23). Dunque tutti quelli che l'adorano devono adorarlo
in spirito e verità. Rivolgiamo a lui giorno e notte lodi e preghiere, perché
dobbiamo sempre pregare e non stancarci mai (cfr. Lc 18, 1), e diciamogli: «Padre
nostro, che sei nei cieli» (Mt 6, 9).
Facciamo inoltre «frutti degni di conversione» (Mt 3, 8) e amiamo il prossimo
come noi stessi. Siamo caritatevoli, siamo umili, facciamo elemosine perché
esse lavano le nostre anime dalle sozzure del peccato.
Gli uomini perdono tutto quello che lasciano in questo mondo. Portano con sé
solo la mercede della carità e delle elemosine che hanno fatto. E' il Signore
che dà loro il premio e la ricompensa.
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto semplici,
umili e casti. Non dobbiamo mai desiderare di essere al di sopra degli altri,
ma piuttosto servi e sottomessi a ogni umana creatura per amore del Signore. E
su tutti coloro che avranno fatte tali cose e perseverato fino alla fine,
riposerà lo Spirito del Signore. Egli porrà in essi la sua dimora ed abitazione.
Saranno figli del Padre celeste perché ne compiono le opere. Saranno
considerati come fossero per il Signore o sposa o fratello o madre.
Responsorio Mt 5, 3. 5. 6
R. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli! * Beati
i miti, perché erediteranno la terra!
V. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati!
R. Beati i miti, perché erediteranno la terra!
Inno TE DEUM
Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell'universo.
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell'uomo. |
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell'assemblea dei santi.
[*] Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno. |
Orazione
O Dio, che nel Serafico Padre san Francesco, povero e umile, hai offerto
alla tua Chiesa una viva immagine del Cristo, concedi a noi di seguire il tuo
Figlio nella via del Vangelo e di unirci a te in carità e letizia. Per il
nostro Signore. R. Amen.
Benediciamo il Signore. R. Rendiamo grazie a Dio.
[In alto]
LODI
4 OTTOBRE - SAN FRANCESCO D'ASSISI
Diacono, Fondatore dei tre Ordini,
Patrono d'Italia
LODI MATTUTINE
V. O Dio, vieni a salvarmi. R. Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
Inno
Esaltiamo col canto e la
lode
il Serafico Padre Francesco:
or trionfa glorioso nel cielo
chi fu l’umile servo qui in terra.
Dal modello divino rapito,
segue Cristo portando la Croce;
sottomette allo spirito il corpo
in totale rinuncia del mondo.
Il mirabile esempio rifulge,
a sé attira discepoli e figli: |
le ricchezze celesti egli
addita
a chi è spoglio di quelle terrene.
Accompagna, o serafico Padre,
i tuoi figli nell’arduo cammino:
fa’ che portino gli uomini a Dio
con l’esempio di fede e d’amore.
Gloria ai Padre e al Figlio cantiamo
e allo Spirito Consolatore;
Trinità sempiterna e beata
che glorifica gli umili in cielo. Amen. |
1^ Antifona - Fu riconosciuto dal Signore giusto e perfetto,
e al tempo della rovina fu un restauratore.
SALMO 62, 2-9 L'anima assetata del Signore
La Chiesa ha sete del suo Salvatore, bramando di
dissetarsi alla fonte dell'acqua viva che zampilla per la vita eterna (cfr.
Cassiodoro).
O Dio, tu sei il mio Dio,
all'aurora ti cerco, *
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne, *
come terra deserta, arida, senz'acqua.
Così nel santuario ti ho cercato, *
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita, *
le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva, *
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito, *
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca. |
Nel mio giaciglio di te mi
ricordo, *
penso a te nelle veglie notturne,
tu sei stato il mio aiuto; *
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
A te si stringe *
l'anima mia.
La forza della tua destra *
mi sostiene.
Gloria al Padre e al Figlio, *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen. |
1^ Antifona - Fu riconosciuto dal Signore
giusto e perfetto,
e al tempo della rovina fu un restauratore.
2^ Antifona - Le lodi del Signorefurono sempre sul suo labbro:
invitava gli astri, i venti, gli uccelli e le creature tutte a glorificare il
Signore.
CANTICO Dn 3, 57-88.56 Ogni creatura lodi il Signore Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi (Ap 19, 5).
Benedite, opere tutte del
Signore, il Signore, *
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore, *
benedite, cieli, il Signore.
Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore, *
benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore, *
benedite, stelle del cielo, il Signore.
Benedite, piogge e rugiade, il Signore. *
benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore, *
benedite, freddo e caldo, il Signore.
Benedite, rugiada e brina, il Signore, *
benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, *
benedite, notti e giorni, il Signore.
Benedite, luce e tenebre, il Signore, *
benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore, *
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, monti e colline, il Signore,
*
benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore. |
Benedite, sorgenti, il
Signore, *
benedite, mari e fiumi, il Signore.
Benedite, mostri marini
e quanto si muove nell'acqua, il Signore, *
benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore, *
benedite, figli dell'uomo, il Signore.
Benedica Israele il Signore, *
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, *
benedite, o servi del Signore, il Signore.
Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, *
benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, *
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo, *
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.
|
2^ Antifona - Le lodi del Signorefurono
sempre sul suo labbro:
invitava gli astri, i venti, gli uccelli e le creature tutte a glorificare il
Signore.
3^ Antifona - Il Signore riguardò la sua umiltà, o lo rese grande e
glorioso su tutta la terra.
SALMO 149 Festa degli amici di Dio
I figli della Chiesa, i figli del nuovo popolo
esultino nel loro re, Cristo (Esichio).
Cantate al Signore un
canto nuovo; *
la sua lode nell'assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo Creatore, *
esultino nel loro Re i figli di Sion.
Lodino il suo nome con danze, *
con timpani e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo, *
incorona gli umili di vittoria.
Esultino i fedeli nella gloria, *
sorgano lieti dai loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca *
e la spada a due tagli nelle loro mani, |
per compiere la vendetta
tra i popoli *
e punire le genti;
per stringere in catene i loro capi, *
i loro nobili in ceppi di ferro;
per eseguire su di essi *
il giudizio già scritto:
questa è la gloria *
per tutti i suoi fedeli.
Gloria al Padre e al Figlio, *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen. |
3^ Antifona - Il Signore riguardò la sua
umiltà, o lo rese grande e glorioso su tutta la terra.
Lettura breve Gal 1, 15-16.24
Dio, che mi scelse e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare
a me suo Figlio, perché lo annunziassi in mezzo ai pagani. E a causa mia
glorificavano Dio.
Responsorio Breve
R. Il mio cuore tripudia * nel Dio vivente. Il mio cuore tripudia
nel Dio vivente.
V. Anela e languisce l'anima mia nella casa del Signore: * nel Di |