Parrocchia San Francesco d'Assisi
07 100 - SASSARI

 

“Dio è carità nello spirito di San Francesco e Santa Chiara”

 

Giornata di spiritualità a Laconi per l’Ordine Francescano Secolare
 

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L’Oasi francescana di Laconi ha accolto l’11 giugno, le fraternità OFS provenienti da tutta la Sardegna. Auto e pullman hanno pacificamente invaso il tranquillo paese di Sant’Ignazio e circa 400 terziari e simpatizzanti sono stati abbracciati anche dalla calda accoglienza dei giovani della Gi.Fra. di Laconi, Sassari e Villasor: giovani che si sono prodigati nel servizio ai fratelli per tutto il giorno, e, nei giorni precedenti, hanno aiutato ad allestire gli ambienti per questo evento così importante.
 

I diversi momenti liturgici della giornata (Lodi, Adorazione eucaristica, S.Messa) sono stati presieduti e guidati dall'assistente regionale padre Giancarlo Pinna, il quale, assieme al vice ministro regionale Mauro Dessì, ha condotto e abilmente animato le fraternità presenti per l'intera giornata, all'insegna della gioia nella condivisione fraterna, della conoscenza reciproca, nello spirito di San Francesco.
Il tema di riflessione spirituale della giornata: “Dio è carità in San Francesco e Santa Chiara”, ha avuto come relatore Massimo Serra, consigliere regionale neoeletto, impegnato nella pastorale familiare, presidente dell’associazione “Il giullare”.
Tema impegnativo, con molti spunti di riflessione, diverse sfaccettature. Massimo è voluto partire da uno degli interrogativi di senso più profondi che un uomo può porsi: perché Dio mi ama? Tante risposte, tutte importanti ma nessuna esaustiva. San Francesco aveva risposto, con la comprensione nello Spirito, riducendo la complessità in una efficace sintesi di vita: Dio mi ama affinché partecipi delle cose di Dio. In effetti quando Dio è entrato nel mondo con l'incarnazione del Verbo c'è stato il momento di condivisione, il punto di incontro tra due realtà: quella di Dio, trascendentale, infinita, perfetta, in alto; quella del mondo, finita, limitata, immanente, in basso.
Cogliere l'anello di condivisione nel mondo di oggi è molto faticoso perché velato, oscurato da una mentalità laicista, individualista e a volte, purtroppo spesso, egoista e superficiale.
Ma se ci soffermiamo a riflettere molteplici sono le cose del mondo che partecipano delle cose di Dio: la stessa vita umana, la fede, l'amore…
Leggendo i segni dei tempi, agli occhi del mondo, oggi, le due realtà sono decisamente separate, la vita della Chiesa da una parte e la vita della gente dall'altra: è chiaro quindi che la testimonianza, per chi è lontano da Dio, è affidata a noi laici che, con scelte coerenti con il nostro battesimo, possiamo creare stupore, attrazione, riflessione verso un Dio amico ormai forse lontano e dimenticato oppure mai vissuto. Certo al tempo di San Francesco, quando la vita era permeata dal senso di Dio, le cose andavano diversamente.
Viviamo ora, quindi, come laici cristiani, la responsabilità di essere il punto di congiunzione che rende le cose del mondo partecipi delle cose di Dio. Noi poi, nella nostra identità di francescani secolari, di famiglie francescane, di fraternità francescane abbiamo il compito-dovere di testimoniare l'amore di Cristo per la sua Chiesa e, nell'amore tra fratelli, e tra coniugi soprattutto, partecipare all'amore di Dio (come dicono appunto la Regola e le Costituzioni).
Dio è amore, noi possiamo amare e quindi amando partecipiamo dell'amore di Dio. In che cosa consiste questo amore? L'amore di Dio, la carità di Dio è l'affidamento. Questo significato speciale di amore lo troviamo in Giovanni 21,15-17, quando Gesù (riferendosi chiaramente al triplice rinnegamento di Pietro), per tre volte, chiede a Pietro la confessione del suo amore per lui. Ogni volta il discepolo risponde con un "ti voglio bene" amicale tipico dei limiti umani ma, nonostante questo, Gesù gli affida i compiti: ... pasci i miei agnelli,... nutri le mie pecore..., pasci le mie pecore. Sono, per un pastore, i tre livelli di responsabilità crescenti nella guida di un gregge: Gesù si affida a Pietro anche se Pietro non è degno; è l'affidamento di Gesù al mondo anche se il mondo non è degno.
Questo affidamento il Signore lo ripete con San Francesco, come narrano le Fonti: ... al poverello d’Assisi, che si reputa vilissimo verme, Dio dice Va’ e ripara la mia casa.
Francesco poi, nei momenti difficili, si affida alla preghiera e alla luce dello Spirito che abita in Chiara, e Chiara, a sua volta, fa altrettanto.
È la stessa dinamica relazionale: la carità di Dio nella spiritualità francescana è questo fidarsi di… affidarsi a… espresso nella forma della fraternità, della famiglia. Chi può esprimere meglio l'affidamento se non il legame sponsale della famiglia cristiana dove il marito si affida alla moglie e la moglie si affida al marito e Dio affida a loro i figli che gli dona: tutti noi, in ogni ruolo, coniuge, figlio, fratello, nonno, vedovo ecc. abbiamo la responsabilità di questo affidamento condiviso, di questa carità donata, di questo amore espresso nel dono della fede che ci guida con San Francesco e Santa Chiara verso la santità personale e la missione nel mondo.
A chi lo vedeva,(Francesco) sembrava un uomo dell’altro mondo: uno che, la mente e il volto sempre rivolti al cielo, si sforzava di attirare tutti verso l’alto…
 

Grazie al Signore per il dono di questa giornata e grazie a tutti i fratelli e le sorelle che ci hanno dato l’opportunità di viverla insieme!
 

Marinella Sacchetti

 

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