La fede non è un biglietto d’ingresso per il regno di Dio. Nella fede stessa Dio è presente. Chi crede e mette la sua fiducia nel vangelo è già unito a Dio...

La fede realizza «l’unione immediata e perfetta del credente con Dio in cui crede».

 

Allora... Dov'è la mia fede?

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La mia fede è di ?

 

 

 

La mia fede di bambino

La mia fede di giovane

La mia fede di adulto

La mia fede di lavoratore

La mia fede di anziano

La fede della famiglia

 

 

 

 

 

 

 

 

1

La mia fede di bambino

Le parole che leggerai, caro bambino e bambina sono il messaggio d'amore che la Chiesa scrive per te perché scoprendole tu possa contemplare l'amore di Dio.

Ti chiamo per nome

 

Papà e mamma ti chiamano per nome.

Anche la maestra o il maestro,

anche i tuoi amici ti chiamano per nome.

Chi ti vuole bene conosce il tuo nome.

Lo sai? C'è qualcuno che conosce il tuo nome da sempre.

Dio conosce il tuo nome. Prima che tu nascessi,

Dio ti conosceva: ti ha chiamato e sei venuto al mondo.

Ti chiama per nome perché ti ama, da sempre.

Il Signore Dio è Padre di tutti

 

C'è molta gente intorno a te.

Ma tu quante persone conosci per nome?

Ci sono persone sole che nessuno ama.

Ci sono bambini che non hanno i genitori.

Bambini dalla pelle bianca, nera, gialla...

C'è qualcuno che conosce tutti per nome?

Che vuole bene a tutti, proprio a tutti?

 

Dio è Padre mio, dei miei amici, di tutti.

E' il Padre nostro onnipotente.

Conosce tutti per nome. E ci ama.

Fa sorgere il sole per i buoni e anche per i cattivi.

 

Noi siamo tutti fratelli perché abbiamo un solo Padre, il Padre nostro che è nei cieli.

 

Gesù dice ai suoi amici: "Nessuno conosce e ama il Padre come me. Quando parlate con lui, dite: Padre nostro! ".

Gesù insegna che il Padre suo e anche il Padre nostro.

E noi siamo tutti fratelli.

Se ci vogliamo bene, Dio Padre è con noi.

Se facciamo la pace, Dio Padre è con noi.

Anche quando non siamo buoni, Dio Padre non ci abbandona e resta vicino a noi.

 

Il Signore Dio ci tiene per mano

Quali persone ti vogliono bene? Chi pensa sempre a te?

Chi lavora anche per te?

Le persone che ti vogliono bene ti sono sempre vicine, anche se tu sei lontano e non le vedi. Pensano a te e lavorano per te.

Dio nostro Padre pensa sempre a noi.

Anche se noi non lo vediamo, e vicino.

 

Il Signore ci tiene per mano.

Sta con i buoni e cerca con amore anche i cattivi.

Non si stanca di stare vicino ai suoi figli.

Non si dimentica mai di nessuno.

 

Gesù dice: " Pregate così":

Padre nostro, che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome.

Padre nostro, che sei nei cieli,

dacci oggi il nostro pane quotidiano.

 

 

Una mamma può dimenticarsi del suo bambino?

Anche se una mamma si dimenticasse del suo bambino,

il Signore non si dimenticherà mai di lui.

Il Signore è il Padre che non dimentica mai nessuno.

 

 

Leggi il libro del profetata Isaia 49, 15.

 

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2

LA MIA FEDE DI GIOVANE


"Che cercate?", chiede Gesù a due giovani. Si sono incamminati dietro di lui, ma non sanno ancora di aver raggiunto la meta della loro ricerca. Appassionati della vita e credenti ancora inquieti, si erano fatti discepoli del Battista. Ed egli ha appena indicato loro Gesù che passa, dicendo: "Ecco l'agnello di Dio!". I due giovani, a queste parole, si mettono a seguire Gesù. Egli si volta verso di loro, vede che lo seguono e allora chiede: "Che cercate?". Gli rispondono: "Maestro, dove abiti?". E Gesù dice loro: "Venite e vedrete" (Gv 1,36-39).

I due erano Andrea, fratello di Simon Pietro e Giovanni. I Vangeli non ci danno una descrizione dettagliata della loro vita, della loro formazione e delle loro esperienze. Quanto ci dicono è però sufficiente a immaginarne il cammino, intessuto di attrazione verso Gesù, ma anche di timori.

 

"Che cercate?"

Con questa domanda Gesù si rivolge ai due giovani e fa emergere il senso della loro ricerca. Cercano il Messia, colui che solo può dare forza alle loro speranze. Vogliono una vita piena, al di là di ogni limite. Non cercano infatti una qualsiasi verità, ma qualcuno che il metta in grado di riconoscere ciò che ha senso per la vita.

Anche oggi, pur con qualche illusione di saperci dare da soli le risposte alle domande di vita, la ricerca di significato continua. E' una ricerca fatta tutta in prima persona. Ciascuno di noi vuole e deve riconoscere dove sta il senso della propria esistenza. Non ci lasciamo più incantare da soluzioni già fatte o imposte per tutti, dalle ideologie e dai miti. E' insufficiente fare come fanno tutti, prendendo in prestito risposte che non si attagliano alle nostre domande personali.

Domande di senso e di significato

Tutta la vita è costellata di domande di significato.

Affiorano prepotenti quando si fa esperienza dell'amore e magari ci si orienta a dedicare la vita alla persona amata; quando ci vien chiesto di spendere energie per un lavoro ora gratificante, ora troppo ripetitivo, ma sempre necessario.

Si fanno acute quando siamo davanti a sconfitte o a delusioni inevitabili, di fronte alla malattia o alla morte.

A ben guardare, le tante domande ne contengono una sola: come spendere la vita, perché sia piena?

Nel momento in cui si cerca felicità, amore, speranza, pace, giustizia, si chiede significato pieno per la propria vita. Privi di questo orizzonte sperimentiamo - come accade oggi a tanti uomini - l'incertezza, il vuoto, l'angoscia.

Senso, significato e la fede

La domanda di significato non si zittisce facilmente. Forse può venire accantonata per qualche tempo. Le risposte sofisticate della tecnica o quelle raffinate della produzione dei beni non riescono a surrogarla.

La domanda di significato cerca una risposta religiosa, al di là dei limiti di durata delle cose, più in là dell'esplodere e del raffreddarsi delle nostre emozioni. Essa è proiettata a una risposta trascendente e non dà pace, finché non ci orientiamo verso quella direzione.

Purtroppo la ricerca si disperde sovente in tanti rivoli; soprattutto, non sempre incontra persone capaci di risposte autentiche. Non di rado spuntano imbonitori di ogni tipo, venditori di speranze a poco prezzo, santoni e maghi che sfruttano la sete inestinguibile di assoluto. Ma la magia, il fascino dello straordinario, il culto della natura, le promesse di un oroscopo non sono in grado di rispondere adeguatamente alle richieste della vita.

La sincera ricerca religiosa dei giovani è ulteriormente resa complessa, se non addirittura ostacolata dalla tendenza presente nelle culture occidentali a declassare ogni verità in opinione, scavalcando il richiamo all'assolutezza e planando sul campo della relatività. Così vien facile accogliere tutto quello che si scopre utile e positivo nelle religioni e nelle filosofie per costruire in modo autonomo una propria religione, una propria visione della vita. Si tratta di un processo mentale non sempre cosciente, che spinge verso il soddisfacimento dei bisogni religiosi attraverso la scelta di ideali, valori, dottrine, comportamenti e riti alla portata delle proprie aspirazioni e capacità, così come si farebbe entrando in un ipotetico supermercato che offre, magari a prezzi scontati, i migliori "prodotti" religiosi. E' un "fai-da-te" stimolante, perché dà l'impressione di costruire qualcosa in modo molto personale e, insieme, molto libero.

Il coraggio della verità: la verità vi farà liberi!

Ci vuole coraggio per aprire il proprio cammino alla verità, in quanto essa libera la vita dalle catene di ogni schiavitù e la orienta verso basi solide, poggiando su criteri che resistono alle mode e alle soluzioni di comodo.

Interrogare la persona di Gesù, ascoltare la proposta del suo Vangelo è un tutt'uno con la ricerca di verità che stiamo compiendo.

La nostalgia di Dio

Un uomo non può fare a meno di desiderare Dio. Nessuna creatura può fare a meno del Creatore, ma l'uomo è l'unico essere al mondo che sente questo desiderio e sa di sentirlo. Anche quando si nega Dio, non si può negare la sete d'infinito che ci portiamo dentro. Facciamo l'esperienza di qualche scintilla d'amore e desideriamo un amore sempre più grande. Ci incanta la bellezza di un tramonto, di un fiore, di un volto e vorremmo che quell'incontro non finisse mai.

Il cuore di ogni uomo e di ogni donna è piccolo, ma si porta dentro il desiderio di assoluto, di eterno, di infinito. Questo desiderio ha un nome: Dio. Perché l'uomo è stato creato da Dio e solo in Dio può trovare la verità e soddisfare la sete di quella felicità che cerca senza posa.

In questa ricerca incontriamo Gesù. Egli ci attrae perché lo vediamo sincero fino a pagare il prezzo più alto per la verità che annuncia; lo vediamo umile, totalmente disinteressato, sempre disponibile fino a donare la vita.

Chi cercate? Cercare il Messia-Salvatore

Alle nostre domande non bastano le risposte di una dottrina, di una scuola di vita. Come i due giovani del Vangelo, noi cerchiamo un Messia, cioè un Salvatore: qualcuno che, rivelando la sua identità, riveli insieme chi siamo noi; parlando della sua vita, dia significato alla nostra; spiegando le sue scelte, orienti le nostre. Noi cerchiamo qualcuno che sia Messia-Salvatore, una persona nella cui vita Dio stesso ci raggiunga, ci risponda, ci metta in cammino.

Andiamo da Gesù con le nostre domande ed egli risponde ravvivando ancor più la nostra ricerca. Si rivolge anche a noi dicendo: "Che cosa cercate?", e così ci spinge a una risposta complessa, che ci obbliga ad approfondire la nostra stessa domanda, fino a scoprirne un senso più profondo: "Chi cercate?"

Per una pienezza di vita

Alla luce delle sue parole leggiamo la nostra vita.

L'incontro con Cristo non censura i progetti e i frutti della ricerca umana, ma li discerne, li assume in un quadro più grande, li conduce a quella pienezza cui l'uomo anela. Colui che ha detto: "Io sono la verità", non ci offre verità astratte, ma ci introduce nella vita. Egli è anche la vita e la via per raggiungerla (Gv 14,6).

 

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3

La mia fede di adulto

Le domande fondamentali, quelle che riguardano il senso della vita, meritano la più attenta riflessione. Sarebbe stoltezza trascurarle per superficialità o indifferenza.

L'assenza di domanda e di ricerca è più pericolosa delle risposte sbagliate. Oggi ci si adagia volentieri nell'indifferenza, senza interrogarsi sul senso della vita.

L'uomo ha oggi sete e in definitiva sete di Dio.

 

Una donna di Samaritana va al pozzo ad attingere acqua e vi incontra Gesù di Nazaret. A lui, che avvia il dialogo, risponde ripetutamente con ironia e apparente sicurezza.
Gesù cerca di far emergere in lei una sete diversa, una sete nascosta nel profondo del cuore, per la quale occorre un'altra acqua. Le mette davanti il disordine della sua vita, perché ne prenda coscienza.


La donna rimane colpita, ma tenta ancora di sfuggire e deviare il discorso.

Finalmente Gesù le prospetta un rapporto nuovo con Dio, "in spirito e verità" (Gv 4,24); si rivela a lei come il Messia atteso, l'unico in grado di dare l'acqua che disseta per sempre. La donna allora lascia la brocca al pozzo e corre con entusiasmo a chiamare i suoi concittadini: "Venite a vedere" (Gv 4,29). Intuisce di aver trovato ciò che, forse inconsapevolmente, cercava da sempre.

La Samaritana ci rappresenta.

Ogni uomo ha sete e passa da un pozzo all'altro: un vagare incessante, un desiderio inesauribile, rivolto ai molteplici beni del corpo e dello spirito.

Nel nostro tempo questa ricerca sembra diventare addirittura una corsa tumultuosa: produrre e consumare, possedere molte cose e fare molte esperienze, cercare impressioni sempre nuove, il piacere e l'utile immediato, tutto e subito.

Molti però hanno la sensazione di correre senza una meta, di riempirsi di cose, che risultano vuote. Molti lamentano un impoverimento dei rapporti umani: anonimato, estraneità, incontri superficiali e strumentali, emarginazione dei più deboli, conflittualità e delinquenza. Tutto contrasta con quello che sembri essere il nostro anelito più profondo: essere amati e amare.

Molto attuale è un testo biblico, che mette a nudo la logica di una mentalità materialistica: "La nostra vita è breve e triste... Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati... La nostra esistenza è il passare di un'ombra... Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano... Spadroneggiamo sul giusto povero, non risparmiamo le vedove, nessun riguardo per la canizie ricca d'anni del vecchio. La nostra forza sia regola della giustizia, perché la debolezza risulta inutile" (Sap 2,1.2.5.68.10-11).

Sentimento del nulla, bramosia di piacere, prepotenza: una logica coerente, ma triste.
Abbiamo un'acuta consapevolezza della nostra libertà.
Ma la libertà non è forse, sterile se non persegue obiettivi degni dell'uomo?
Non si riduce a un vano agitarsi davanti alla morte?
Per essere davvero liberi, non dobbiamo forse cercare la verità e il bene?

Nutriamo oggi un'alta considerazione, per le scienze che ricercano e procurano un crescente dominio sui fenomeni naturali e sociali. Ma possono tali scienze indicare i fini a cui deve essere indirizzato il potere che ci mettono nelle mani? E' ragionevole prestare attenzione solo a ciò che si può vedere e toccare, calcolare e controllare sperimentalmente? Non si lascia fuori così il nucleo centrale della propria e dell'altrui persona: la fiducia, l'amore, la bellezza, la bontà, la gioia, tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta?

Occorre liberarsi dai pregiudizi e dal conformismo; occorre essere sinceri e onesti con se stessi. E' necessario prendere sul serio le grandi domande, che ognuno di noi si porta dentro: chi sono? da dove vengo? dove sto andando? E ancora: la realtà è assurda o intelligibile? la vita è un dono, un destino cieco o del caso? perché questa sete che nessuna conquista riesce ad estinguere? che cosa posso sperare e che cosa devo fare? Se vengo dal nulla e vado verso il nulla, sembra che non ci sia nulla da sperare e nulla da fare, se non lasciarsi andare alla deriva. Se invece vengo dall'Amore infinito e vado verso l'Amore infinito, ecco che mi si apre davanti un cammino, difficile forse, ma pieno di significato.

"L'ordine del pensiero sta nel cominciare dal proprio io, dal proprio autore, dal proprio fine" (B. Pascal, Pensieri, 146).

Chi evita le domande fondamentali, fugge da se stesso. Chi dice: "Non c'è niente dopo la morte", sa di non averne alcuna prova e forse avverte un l'angoscia inconfessata. Indifferenza, edonismo e attivismo non sono una soluzione, ma un'evasione irresponsabile.

"Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita" (Ap 22,17).

 

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4

LA MIA FEDE DI LAVORATORE

L'uomo, mediante il lavoro si procura i pane quotidiano e contribuisce al continuo progresso delle scienze e della tecnica e alla elevazione culturale e morale della società in cui vive assieme a tutti gli altri uomini. Con la parola "lavoro" viene indicata ogni opera compiuta dall'uomo, cioè ogni attività umana.

Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dal resto delle creature; solo l'uomo ne è capace e solo l'uomo lo compie. Così il lavoro porta in sé un particolare segno dell'uomo e dell'umanità, il segno della persona operante in una comunità.

Il lavoro distingue l'uomo dal resto delle creature

 

Dato che il lavoro nella sua dimensione soggettiva è sempre un'azione personale, ne segue che ad esso partecipa l'uomo intero, il corpo e lo spirito, indipendentemente dal fatto che sia un lavoro manuale o intellettuale. All'uomo intero è pure indirizzata la Parola del Dio vivo, il messaggio evangelico della salvezza, nel quale troviamo molti contenuti - come luci particolari - dedicati al lavoro umano. Ora, è necessaria un'adeguata assimilazione di questi contenuti; occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalla fede, dalla speranza e dalla carità, per dare al lavoro dell'uomo concreto, con l'aiuto di questi contenuti, quel significato che esso ha agli occhi di Dio, e mediante il quale esso entra nell'opera della salvezza al pari delle sue trame e componenti ordinarie e, al tempo stesso, particolarmente importanti.

Il Vangelo del lavoro

... "per i credenti una cosa è certa: l'attività umana individuale e collettiva, ossia quell'ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, considerato in se stesso, corrisponde al disegno di Dio. L'uomo infatti, creato a immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene per governare il mondo nella giustizia e nella santità...." (GS 34).

Nella Parola della divina Rivelazione è iscritta molto profondamente questa verità fondamentale, che l'uomo, creato a immagine di Dio, mediante il suo lavoro partecipa all'opera del Creatore, e a misura delle proprie possibilità, in un certo senso, continua a svilupparla e la completa, avanzando sempre più nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato. Questa verità noi troviamo già all'inizio stesso della Sacra Scrittura, nel Libro della Genesi, dove l'opera stessa della creazione è presentata nella forma di un " lavoro" compiuto da Dio durante i " sei giorni ", per " riposare " il settimo giorno.

Con il lavoro e il riposo l'uomo imita Dio suo creatore

L'uomo lavorando deve imitare Dio, suo Creatore, perché porta in sé - egli solo - il singolare elemento della somiglianza con lui. L'uomo deve imitare Dio sia lavorando come pure riposando, dato che Dio stesso ha voluto presentargli la propria opera creatrice sotto la forma del lavoro e del riposo. Perciò, anche il lavoro umano non solo esige il riposo ogni "settimo giorno ", ma per di più non può consistere nel solo esercizio delle forze umane; esso deve lasciare uno spazio interiore, nel quale l'uomo, diventando sempre più ciò che per volontà di Dio deve essere, si prepara a quel " riposo " che il Signore riserva ai suoi servi ed amici.

Il lavoro come partecipazione all'opera del Creatore
 

La coscienza che il lavoro umano sia una partecipazione all'opera di Dio, deve permeare - come insegna il Concilio - anche " le ordinarie attività quotidiane. Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento per sé e per la famiglia, esercitano le proprie attività così da prestare anche conveniente servizio alla società, possono a buon diritto ritenere che col loro lavoro essi prolungano l'opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e danno un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia.

Bisogna, dunque, che questa spiritualità cristiana del lavoro diventi patrimonio comune di tutti. Bisogna che, specialmente nell'epoca odierna, la spiritualità del lavoro dimostri quella maturità, che esigono le tensioni e le inquietudini delle menti e dei cuori.

Con Dio o contro Dio?


I cristiani, dunque, non solo non pensano di contrapporre le conquiste dell'ingegno e della potenza dell'uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; ma, al contrario, essi piuttosto sono persuasi che le vittorie dell'umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno. E quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità individuale e collettiva.

Perchè la fatica del lavoro?

Nel lavoro umano il cristiano ritrova una piccola parte della croce di Cristo e l'accetta nello stesso spirito di redenzione, nel quale il Cristo ha accettato per noi la sua croce. Nel lavoro, grazie alla luce che dalla risurrezione di Cristo penetra dentro di noi, troviamo sempre un barlume della vita nuova, del nuovo bene, quasi come un annuncio dei " nuovi cieli e di una terra nuova "," i quali proprio mediante la fatica del lavoro vengono partecipati dall'uomo e dal mondo.

Mediante la fatica - e mai senza di essa. Questo conferma, da una parte, l'indispensabilità della croce nella spiritualità del lavoro umano; d'altra parte, però, si svela in questa croce e fatica un bene nuovo, il quale prende inizio dal lavoro stesso: dal lavoro inteso in profondità e - sotto tutti gli aspetti - e mai senza di esso.

Tuttavia, l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì stimolare piuttosto la sollecitudine a coltivare questa terra, dove cresce quel corpo dell'umanità nuova che già, riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo.

Lavoro e preghiera, un binomio possibile?

Il cristiano che sta in ascolto della parola del Dio vivo, unendo il lavoro alla preghiera, sappia quale posto occupa il suo lavoro non solo nel progresso terreno, ma anche nello sviluppo del Regno di Dio, al quale siamo tutti chiamati con la potenza dello Spirito Santo e con la parola del Vangelo.

 

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5

La mia fede di anziano

 

"Nella vecchiaia daranno ancora frutti saranno vegeti e rigogliosi  per annunciare quanto è retto il Signore" 

(Sal 92)

La ricchezza dell'età

Ringrazio Dio perché mi ha dato la ricchezza della vita.

Grazie alla scienza e alla ricerca tecnologica noi anziani siamo sempre più numerosi.

Siamo stati protagonisti e spettatori delle vicende della storia.

Le situazioni più difficile e complesse sono passate.

Quanti ricordi! Ne conservo di belli e meno belli. Ma tutti sono stati importanti.

Più vicini al traguardo di Dio

Ora siamo più vicini al traguardo di Dio.
Abbiamo più tempo per contemplarLo, per pregarLo, per dialogare con Lui, per conoscerLo meglio. Per dedicare a Lui il tempo che, forse, non siamo stati capaci di donarGli, quando eravamo nel pieno delle nostre energie ed eravamo presi dalle molte cose da fare.

Non è un ritorno rassegnato o opportunistico. Lo ricorda anche la Bibbia che "corona dei vecchi è un'esperienza molteplice, loro vanto è il timore del Signore" (Sir 25, 8)

L'esperienza vissuta ci conduce a Lui.

Mi interessa leggere, meditare, riflettere su ciò che parla di Lui.

E sento vicino a me:

un Dio ricco di misericordia;

un Dio amante della vita;

un Dio lento all'ira e grande nell'amore.

La pienezza della speranza

Sono molteplici le nostre situazioni di vita oggi sia a livello personale, familiare, sociale. Abbiamo più tempo per gli incontri e per stare insieme. E' vero che non sempre è facile. Vi potrebbero essere momenti di solitudine e di sconforto, ma è possibile trovare compagnia.

In casa poi, come nonni siamo in grado di dare alle generazioni giovanili il senso della casa e di educare alla intimità domestica.

Ai nipoti possiamo narrare episodi di vita vissuta narrando esperienze che sono sempre molto utili per evitare di essere troppo disattenti verso se stessi. Ai più piccoli possiamo raccontare episodi della vita di Gesù o favole educative.

A tutti possiamo partecipare l'esperienza della pazienza del costruire, il saper ricominciare daccapo quando sogni e progetti si frantumano e si scontrano con la realtà della vita quotidiana.

La fede dell'anziano

Possiamo può essere giunti alla nostra età con una fede solida e ricca: allora il nostro cammino può essere compiuto in atteggiamento di ringraziamento e di attesa fiduciosa. Possiamo vivere una fede più o meno oscurata e una debole pratica cristiana: allora occorre un momento di nuova luce ed esperienza religiosa. Talora possiamo giungere ai nostri giorni, con ferite profonde nell'anima e nel corpo: l'itinerario della fede, allora, dovrebbe essere orientato a vivere questa situazione, nell'atteggiamento, dell'invocazione, del perdono, della pace interiore.

Ma non dobbiamo dimenticare l'atteggiamento della speranza e della fiducia, che proviene dalla certezza dell'incontro amorevole e definitivo con Dio.

 

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6

LA FEDE DELLA FAMIGLIA


Il cristianesimo delle origini è cresciuto entro le pareti domestiche, rendendo manifesta la connaturalità che esiste tra il progetto di Dio, che convoca tutti nella unica casa del Padre e l'esperienza della convivenza familiare sotto lo stesso tetto.

Ad Efeso presso i coniugi Aquila e Priscilla (cfr. Rm 16,5), a Corinto in casa di Gaio (cfr. Rm 16,23), a Colossi in quella di Filemone (Fil 4,22) e a Roma nelle case dei patrizi convertiti al Vangelo - chiamate basiliche - le comunità delle origini furono chiese domestiche.

"Fate della vostra casa una Chiesa"! auspicava S. Giovanni Crisostomo, proponendo una esperienza genuina di cristianesimo.

 

L'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia

Rifare il tessuto cristiano della società umana è la missione della Chiesa in questo momento storico, in cui sembra sempre più evidente lo smarrimento della originalità cristiana che tende a cedere alla mentalità corrente e comune.

La fede infatti, oggi più di ieri, appare spesso sradicata dai momenti più significativi della vita degli uomini; si manifesta solo episodicamente, e talora è relegata alla sfera privata e, per così dire, intimistica. La pratica religiosa è più connessa alle tradizioni e alle usanze che a una autentica vita di fede

Rifare il tessuto cristiano della società sarà possibile se i cristiani sapranno superare in sé la frattura tra Vangelo e vita ricomponendo, nella loro quotidiana attività, l'unità di una vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi.

E il Concilio Vaticano II afferma: "Il distacco, che si constata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo"(GS 43).

Dove va la famiglia oggi?

Anche tra le famiglie che si dicono cristiane si può constatare una vita senza fede. Si tratta di un modo di vivere assai opportunistico e dicotomico; in alcuni momenti - soprattutto quelli difficili - la fede diventa il porto sicuro e il passaggio d'obbligo al fine di ottenere quello di cui si ha bisogno... In altri - quelli del bene-stare, del successo, della serenità - la fede non c'entra nulla.

E non è difficile sentire affermazioni tali quali, ad esempio:

- ma cosa c'entra la fede con la mia vita?

- cosa c'entra la Chiesa con le mie decisioni?

- perché mai dovrei ascoltare l'insegnamento del Papa, dei Vescovi, dei preti su questioni che sono mie personali e/o della mia famiglia?

E' indispensabile "raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell'umanità, che sono in contrasto con la parola di Dio e con il disegno di salvezza" (EN 19).

Sarà sufficiente riferirsi:

- al diffondersi di una visione immanentistica dell'uomo, del mondo, della storia

- al riemergere del nichilismo dagli opposti esiti della disperazione e della violenza e della indifferenza dell'esistere

- all'esplosione della soggettività radicale che si traduce nel primato dell'individualismo, della esasperazione dei bisogni, del principio dell'avere....

E' vero che sembra oggi di assistere a una rinnovata domanda religiosa.

Occorre tuttavia studiarne attentamente la valenza per comprendere fino a che punto si tratti di domanda di fede o di religiosità, che a quel punto dovrebbe essere ben orientata e purificata.

L'impegno di promuovere una fede adulta e di famiglie adulte nella fede è l'obiettivo precipuo della nuova evangelizzazione nel senso di una rinnovata fedeltà al Vangelo di Gesù.

La forza del Vangelo per la la famiglia cristiana

Di questo sconvolgimento, mediante la forza del Vangelo, ha urgente bisogno anche la famiglia, frontiera decisiva della nuova evangelizzazione.

La comunità familiare ha bisogno di ascoltare sempre più a fondo le parole autentiche che le rivelano la sua identità, le sue risorse interiori, l'importanza della sua missione nella Città degli uomini e nella Città di Dio.

Essa è chiamata davvero a diventare "spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. Dunque, nell'intimo di una famiglia cosciente di questa missione tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati" (FC 52). E' molto importante assumere la dimensione della famiglia come chiesa laicale.

La famiglia cristiana ha una sua profezia, un suo culto, una sua pastoralità. I genitori debbono rendersi persuasi di tale ministero.

Debbono prepararsi per tale ministero. Debbono costruirsi educatori cristiani. Qual'è lo specifico di questo ministero o servizio?

Si può tradurre così: la famiglia ha il ruolo di umanizzare la storia e di rivivificare la Chiesa.

Pace e Bene!

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