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Art.1
Ricominciare con "Con
pazienza e speranza"
Di Salvatore Simula
Diciamo subito che i partecipanti al Convegno diocesano
prima ancora di enunciare le principali conclusioni e gli orientamenti
operativi scaturiti dai lavori, in ordine al tema proposto "Con pazienza e
speranza", hanno riaffermato la validità e la fondamentale importanza
dell'ispirazione pastorale. E ciò anche con precisa riferimento al
Convegno nazionale che si terrà nel mese di ottobre a Verona, all'insegna
di un solido ed attuale argomento:"Testimoni di Gesù Risorto, speranza del
mondo".
In conformità alle affermazioni di fondo contenute
soprattutto nella relazione di Mons. Arcivescovo, i convegnisti hanno
ritenuto che l'ispirazione pastorale costituisce il principio più profondo
di vitalità, di coesione e di impegno.
La rapida evoluzione della società italiana e la
necessaria maturazione di una rinnovata fedeltà alla vocazione, e quindi
di una più avvertita coscienza ecclesiale, esigono, pertanto, un impegno
di incarnazione e di partecipazione attuato in spirito di coinvolgente
servizio.
Un impegno, questo, che sollecita una precisa riflessione
sulla propria identità e sui compiti richiesti dal presente momento
storico, nella consapevolezza delle responsabilità che toccano il Clero e
i laici della nostra Chiesa particolare.
Non possono, pertanto, essere accettate omissioni,
stanchezze e quant'altro possa fare riferimento ai sorvolamenti. Proprio
per questo è stata perciò pienamente avvertita, durante i lavori del
Convegno, l'esigenza di una coerente presenza nel pensiero e nella prassi,
con raccolta capacità di attenta ricerca del piano di Dio e della Chiesa,
sollecitata nella testimonianza di una specifica concentrazione che
riguarda tutti i fermenti del bene. La duplice e indissolubile fedeltà a
Dio e all'uomo che l'ispirazione pastorale comporta, la fedeltà alla voce
dello Spirito che parla alla nostra Chiesa particolare - una riflessione,
questa, scandita durante i lavori deI Convegno - devono allora acquistare
nuova luce e nuova energia.
Espressione concreta ed operativa di questa ispirazione è
la spiritualità, intesa nel significato di una sintesi vitale. Non,
evidentemente, una spiritualità di evasione, né di sovrapposizione, quanto
piuttosto di compenetrazione e vigorosa simbiosi.
Il Convegno ha pure ritenuto indispensabile il
collegamento del laicato, per una effettiva cooperazione in ordine ai
contenuti che fanno riferimento ad una esperienza specifica e ad una
completa comunione con l'intero popolo di Dio.
Un servizio di tale natura alla Chiesa deve svolgersi
nella realtà della nostra Arcidiocesi, con viva comunicazione di idee e di
esperienze.
Sulla base di queste motivazioni e convinzioni il Convegno
ha quindi riaffermato l'importanza di un forte richiamo agli ideali e ai
propositi della nostra Chiesa particolare, e le
esigenze indicate sono perciò da considerasi elementi fondamentalmente ed
essenzialmente necessari.
I risultati dei lavori di gruppo e le prospettive
individuate hanno, così, felicemente sottolineato l'inderogabile esigenza
atta a rendere sempre più possibile la bontà operativa,
auspicando, nel contempo, una sollecita armonizzazione
degli interventi. Da una siffatta lettura dei Convegno, la nostra Chiesa
particolare si è illuminata di una coinvolgente luce; non solo della luce
che viene dalla responsabile accettazione di un impegno fondamentale per
la nostra Arcidiocesi, ma una luce di operosità che apre la via ad un
impegno che intende rifarsi ad un ulteriore e auspicato sviluppo.
La nostra Chiesa particolare ha così acceso la sua
fiaccola e, come altre volte nel passato, chiama felicemente a raccolta.
I “chiamati”, ne siamo sicuri, risponderanno fedelmente.
Salvatore Simula
[In alto] |
Art.2
Relazione di Mons; Arcivescovo – Rinnovamento
nella continuità
di Leonarda Tola
Il Convegno pastorale diocesano a La Madonnina, secondo una modalità di
lavoro ormai consolidata, si è incentrato sulla relazione dell'
Arcivescovo Mons. Paolo Atzei; il documento proposto ha fatto il punto
della situazione dell' attività pastorale nella diocesi, con una sintesi
argomentata che ha toccato i diversi aspetti, gli ambiti e i settori in
cui si è articolata l'attività realizzata dai soggetti e dagli organismi
che costituiscono, a diversi livelli di partecipazione e di
responsabilità, la comunità ecclesiale nella diocesi di Sassari.
Una ricostruzione del cammino e dell'
esperienza pastorale e comunitaria, ad un anno dal primo convegno
diocesano di padre Paolo e una proposta per l'anno che inizia : un
documento ponderoso che ha saputo coniugare il rigore espositivo (dare
conta di tutto e di tutti ) con la cifra "letteraria" a cui ci ha abituato
felicemente la scrittura di padre Paolo: parole che hanno saputo sollevare
l'aridità inevitabile di una relazione, per sua natura ricostruttiva e
minuziosamente analitica, alla leggerezza dell' evocazione di immagini e,
talvolta, alla suggestione del racconto. Intorno ai temi trattati dalla
relazione, nella fase del lavoro dei gruppi, è stato chiesto di formulare
commenti e giudizi; i referenti dei dieci gruppi hanno prodotto
riflessioni che sono risultate interessanti e di alto livello, in risposta
e in rapporto alla ricchezza delle sollecitazioni e delle domande
contenute nel documento.
Com' è noto il Convegno aveva il titolo: Con
pazienza e speranza. Il compito e l'impegno a pensare una programmazione
per il nuovo anno sono stati proposti dall' Arcivescovo nella chiave
risolutiva della pazienza e della speranza; ciò ha significato la rimessa
in campo di tutte le ragioni di una piattaforma programmatica acquisita,
ma ancora da "mentalizzare", cui collegarsi "in continuità" si è detto (e
non poteva essere altrimenti ) per ricominciare; una rilettura e una
riproposta con adeguamenti, integrazioni e aggiustamenti, (ma anche
iniziative nuove) di un cammino sostanzialmente già tracciato che esige di
essere intrapreso e ripreso con convinzione e passione partecipativa. Il
richiamo alle virtù teologali della speranza e della fede, che è
condizione necessaria perché sussista la pazienza, ha permesso di capire,
delle cose da fare, il come e il perché farle; la pazienza costruisce e
sorregge l'attesa di un compimento, addestra a non lasciarsi sopraffare
dalle delusioni e dagli inevitabili fallimenti; la condizione di chi
assume nel suo agire la dimensione della pazienza permette di non
lasciarsi travolgere dall'amarezza delle verifiche a breve e media
termine; nei resoconti periodici vi è l'inevitabile scarto tra il
dichiarato e l'agito, come si dice in termini di programmazione; tra la
grazia e il peccato, si direbbe con linguaggio paolino, per l'esperienza
di inadeguatezza e di limite che il credente, segnato dalla miseria della
carne, inevitabilmente sperimenta nel sua essere e nel suo fare.
Per aiutare a cogliere il senso del cammino comune da intraprendere "con
pazienza e speranza", il Vescovo, privilegiando il Vangelo di Luca, ha
fatto ricorso a due icone bibliche: la parabola del fico infruttuoso (Lc
13,1-9) e i discepoli di Emmaüs
(Lc 24,13-35).
Così tutte le riflessioni si sono dipanate dentro e alla luce del testo
biblico, in una presentazione che ha saputo stabilire una corrispondenza
binaria tra la santa scrittura e la sua applicazione al tema.
Un'indicazione è scaturita dalle molteplici e ogni volta
più illuminanti definizioni e approfondimenti che il Vescovo ha sviluppato
intorno alla virtù della pazienza: un progetto di vita cristiana e di
testimonianza ecclesiale, dunque un piano pastorale, se non è accompagnato
dalla pazienza, (termine che ha la stessa radice della parola patimento,
com'è stato detto), è segnato da connotazioni negative. L'impazienza
infatti vuole tutto e subito, fa correre verso conclusioni affrettate,
segnate dalla provvisorietà e dal carattere finito della temporalità: ogni
possibile insuccesso viene vissuto con giudizio che condanna all’impotenza
e allo scoraggiamento e ogni personale realizzazione con il compiacimento
che ha inizio e fine in se stessi. Dice il Vescovo: “ L’esortazione della
parabola del fico infruttuoso è agli impazienti, per i quali tutto sembra
durare troppo a lungo e per i quali non si vede una conclusione degli
eventi. È mancanza di fede, un voler sottrarre alla signoria di Dio quanto
gli appartiene… Con la virtù della pazienza il credente pone freno ad ogni
cieco ed errato zelo e offre la gioia di come il Padre rivendichi a sé, a
suo modo, il disegno salvifico ( creazione, redenzione, santificazione)...
La fiducia rinnova l'atto di totale abbandono nelle braccia del Padre, che
ci ha fatto sperimentare la sua grazia nella fatica e nella prova
quotidiana, invitando ad avere pazienza".
E dunque l'altra virtù teologale: la speranza, sulla traccia del racconto
dei discepoli di Emmaüs. Racconta padre Paolo:
"improvvisamente uno sconosciuto si accosta e inizia a far strada con loro
... coglie e smaschera la loro delusione ... il "volto triste"... Delusi
dagli avvenimenti e dal come sono accaduti, raccontano anche la morte
della loro speranza perché avevano riposto in quel Gesù di Nazareth tutta
la loro fiducia ritenendolo capace di liberare Israele. Sono invece
rimasti spiazzati... dal silenzio dei giorni successivi alla morte... Per
loro anche l'annuncio della resurrezione ricevuto dalle donne, pur
sconvolgente, rimane inaudibile... A loro quel viandante imbandisce due
tavole, quella della parola ...e la tavola del Pane... E' in quelle parole
e gesti che si aprirono gli occhi e lo riconobbero".
Come a Emmaüs l'invito è perciò ad essere "quelli
che lo hanno riconosciuto, si sono nutriti e non possono trattenersi
dall'andare a narrare le meraviglie del suo amore, a rendere ragione
dell'unica vera speranza che Lui è".
Disegnando il nuovo anno pastorale nel segno della pazienza e della
speranza, padre Paolo ha ripreso il documento CEI per il Convegno di
Verona e ha sollecitato, con una riflessione articolata, a cercare "la
chiave interpretativa perché la nostra chiesa (soggetti, settori,
strutture) possa rendere testimonianza del Risorto".
Non è evidentemente possibile dare conto della molteplicità e della
varietà degli argomenti sviluppati nella relazione di mons. Atzei. Il
testo sarà successivamente diffuso nella forma definitiva che il Vescovo
vorrà dargli. Il disegno programmatico ha dato orientamenti e posto le
basi del lavoro che attende la diocesi di Sassari nel prossimo anno, per
il rinnovamento nella continuità e secondo discernimento comunitario. Qui
si è voluto soltanto richiamare qualche nota
dominante su cui l’intero discorso si è dispiegato. Si è colta la
sollecitudine del pastore che suggerisce una dimensione interiore, uno
stile di presenza e di testimonianza che appartiene e deve essere di ogni
persona: presbitero, consacrato, laico. L’esortazione e l’incoraggiamento
parlavano a un tu, perché nell’esperienza di fede e di testimonianza
sempre si scontrano la fatica e la gioia di ciascuno, che è invitato a
camminare, a realizzarsi, a sperare, in un mondo e in una storia
attraversati dal male e insidiati dall’oscurità. La pianificazione e la
costruzione di progetti comuni, nell’avventura cristiana, è risposta
principalmente in un’autentica conversione, in quella mutazione spirituale
che tocca la mente e il cuore e li fa rifiorire.
Leonarda Tola
[In alto]
Art.3
Partecipazione attiva e corale di presbiteri, religiosi e laici
di Nanni Carboni
Le non favorevoli condizioni climatiche proprie di questo strano agosto
potevano fare temere un afflusso limitato di
partecipanti al Convegno pastorale diocesano che si è tenuto, mercoledì 30
agosto, al Rifugio "La Madonnina" di Santulussurgiu.
Ma la fitta nebbia, il cielo coperto ed una temperatura
decisamente frizzante non hanno invece impedito ad una vera folla di
testimoniare con la presenza il fermo intendimento di partecipare
attivamente alla stesura, e successiva attuazione, del programma operativo
che interesserà la nostra diocesi per l'anno pastorale 2006-2007. Il
Convegno che "si sintonizza col cammino che la Chiesa Italiana sta
compiendo verso Verona" ha avuto come motivo di riflessione il percorso
che la nostra comunità diocesana è chiamata a compiere "Con Pazienza e
Speranza" secondo il motto che ha contraddistinto il Convegno stesso.
Diamo notizie ora, in termini ovviamente generali, sullo svolgimento
dell'incontro che ha visto la partecipazione attiva e corale di
presbiteri, religiosi e laici, rimandando ad altre colonne del nostro
giornale per una più ampia informazione e per l'approfondimento di quegli
aspetti – relazione dell' Arcivescovo e conclusioni dei dieci gruppi di
lavoro - che risultano di particolare rilevanza.
Dopo il caffè di accoglienza, particolarmente gradito a motivo delle già
descritte condizioni climatiche, i partecipanti si sono recati nella
cappella per la recita dell'Ora Media, nel corso della quale mons.
Arcivescovo ha rivolto il suo saluto ai presbiteri, diaconi, seminaristi,
religiosi, consacrati, laici rappresentanti le comunità diocesane,
ringraziandoli per la collaborazione prestata come cristiani, ma come
cristiani impegnati, docili ed ubbidienti agli insegnamenti della Chiesa.
L'attività è, quindi, proseguita nel salone attiguo alla cappella,
palesemente incapace di contenere il gran numero di partecipanti, dove don
Mario Simula ha introdotto la relazione dell'Arcivescovo, rappresentando
il pericolo per i cristiani di risultare superati ed emarginati rispetto
alla realtà che li circonda, in un mondo che non perseguita apertamente la
Chiesa ma cerca più semplicemente di affossarla.
Però ci sono attualmente delle potenzialità da sfruttare, non in fretta,
ma pazientemente, con un impegno faticoso, forse doloroso, ma che apre una
prospettiva di luce e di grande speranza. Ha preso, quindi, la parola il
nostro Presule per la sua relazione introduttiva, concernente l'anno
pastorale 2006-2007, particolarmente attesa dall'uditorio, che non è
rimasta delusa perché la relazione è stata organica, circostanziata ed
esauriente. Presa atto che non vi è stato la passibilità di concretizzare
alcuni obiettivi fissati, per mancanza di tempo, omissioni o resistenze di
alcuni organismi, padre Paolo ha compiuto un’analisi dei risultati
conseguiti nello scorso anno, analisi peraltro già iniziata nel corso del
2006 con l'esame delle risposte dei presbiteri nel contesto del
questionario a suo tempo distribuito. Occorre riconoscere i cambiamenti in
atto, rilevare i nodi problematici, recepire le domande dei fedeli,
affrontare la nuova stagione per cogliere già qualche frutto. La visita
pastorale, in effetti, pur rilevando dei fattori positivi, ha evidenziato
la necessità di ricercare le causalità degli aspetti negativi. Non vi
devono essere, in merito, suddivisioni preclusive fra le varie comunità,
perché prima di essere francescani, domenicani, terziari o focolarini,
dobbiamo essere semplicemente cristiani. Occorre, inoltre, una maggiore
coesione fra i presbiteri che, ad esempio, potrebbero avere motivo di
incontrarsi in occasione delle diverse festività patronali. Ma,
soprattutto, bisognerà impegnarsi maggiormente per ovviare alla
preoccupante carenza di vocazioni che rappresenta un vero e proprio
campanello di allarme.
Inoltre, per quanto concerne i laici, l'Arcivescovo ha
raccomandato che venga loro assicurato un aiuto continuo e concreto,
riservando il massimo impegno non solo alle classe catechistiche, ma anche
alla formazione degli addetti.
Si rende necessaria una più profonda conoscenza della
liturgia per celebrare degnamente ed adeguatamente il mistero cristiano,
dal momento che tutti e ciascuno, come Chiesa, abbiamo la grande
responsabilità di testimoniare la fede di fronte al mondo. La situazione
generale esige, quindi, che venga formulato un piano pastorale più
completo, tenendo sempre ben presenti le esigenze caritative, per
affrontare il nuovo anno con fiducia e speranza, confidando nell'aiuto di
Dio, senza indulgere a facili illusioni, ma anche senza disamorarci. Il
nostro Presule ha, poi, preso lo spunto dall’esame di due parabole del
Vangelo di Luca per sottolineare l’importanza della pazienza ed il valore
della speranza.
Nella prima, quella del fico infruttuoso, il messaggio è
chiaramente finalizzato ad indurre noi uomini a saper attendere che tutto
si svolga ordinatamente secondo il tempo di Dio, che non è quello nostro,
consapevoli che anche sopportare pazientemente le sofferenze, perfino le
più atroci, serve per indurci a rientrare in noi stessi. Dio è paziente e
lento all'ira, in un atteggiamento che consente a noi uomini perfino di
vivere nel peccato, benché potrebbe distruggerci tutti in un attimo, ma
non lo fa e non lo farà mai. Successivamente, dall'esame della seconda
parabola, quella dell'apparizione ai discepoli di Emmaüs,
mons. Arcivescovo ha tratto occasione per evidenziare come alla delusione
dei due viandanti, perché convinti che Cristo fosse venuto per essere il
re dominatore degli altri popoli, subentri, dopo la distribuzione del pane
benedetto, la gioiosa consapevolezza di essere alla presenza del Risorto,
fatto straordinario che essi annunciano a tutti.
Similmente, è compito della Chiesa rendere viva e continua
testimonianza con l'annuncio orale delle verità di fede, perché non basta
la Sacra Scrittura, ma occorre saperla interpretare e spiegare.
Da ultimo, l'Arcivescovo ha precisato che, quale chiave di
lettura per rispondere agli interrogativi del prossimo Convegno Ecclesiale
Nazionale di Verona, è necessario riconoscere la presenza del Risorto nei
segni della storia, rendendo tale presenza viva ed operante nella comunità
credente, ri-generandola attraverso l'atteggiamento della pazienza e della
perseveranza. Si sono, infine, formati i gruppi di lavoro che, sulla base
di un apposito questionario differenziato per i singoli settori all’esame,
hanno formulato le loro conclusioni e i loro suggerimenti che sono stati
portati, schematicamente riassunti, all’esame dei partecipanti nel corso
della riunione serale.
Nanni Carboni
[In alto]
Art.4
Il contributo dei gruppi di lavoro
“ L’attesa paziente e la speranza viva sono guida alla vita della Chiesa
locale”
di
Tonino Pintus
Nel pomeriggio sono stati portati all'attenzione dell'assemblea i
risultati dei gruppi di lavoro, che
si erano riuniti in mattinata, subito dopo la
relazione introduttiva di Mons. Arcivescovo. L'attività dei gruppi è stata
giudicata importante, poiché dai partecipanti sono giunti contributi di
idee, opinioni, proposte, unitamente a diverse considerazioni critiche
costruttive, che, nel complesso, rappresentano una ricchezza e un'
opportunità per una comunità ecclesiale che ritiene utile ed essenziale il
dialogo e il confronto sui vari aspetti della sua vita pastorale.
Riassumiamo sinteticamente il contenuto delle relazioni dei gruppi che,
nella sostanza, hanno risposto ai quesiti formulati nel corso dei lavori,
consistenti in una domanda comune a tutti i gruppi e una specifica per
settori.
Gruppo numero 1: Catechesi; moderatore don
Mario Simula
In un mondo frettoloso, ci mettiamo alla scuola di Dio per accompagnare i
fratelli. La Pazienza non è superficialità. Occorre superare la
ripetitività pigra con l'ascolto e la Pazienza non deve essere inciampo o
ostacolo. Si devono iniziare gli adulti all'ABC della fede: cristiani si
diventa continuamente; in molti casi serve una
prima evangelizzazione.
Gruppo numero 2:
Liturgia;
moderatore don Pierangelo Muroni
Pazienza e Speranza sono i
tempi del cammino di Dio.
Troppo spesso si va sull'astratto e meno sul concreto. Occorre una
formazione profonda già nelle zone pastorali
(spiegare i "segni") e in particolare la formazione alla Liturgia di tutto
il popolo di Dio. C'è troppa pietà popolare e scarsa attenzione alla
centralità del Mistero eucaristico.
Gruppo numero 3: Testimonianza della Carità;
moderatore don Francesco Soddu
Non dobbiamo identificarci con il gruppo di appartenenza, ma dobbiamo
sentirci Chiesa -comunione.
La Carità è l'Amore di Cristo risorto, da manifestare al mondo. Anche con
le iniziative Caritas non possiamo illuderci di
risolvere tutti i problemi, ma occorre Pazienza, saper operare e
non lesinare l'impegno.
Gruppo numero 4: Settore biblico;
moderatore padre Luigi Tiana
Con le luci (che sono "potenzialità”) anche le ombre vanno viste
positivamente" (come "possibilità per poter ricominciare”). Riflettendo
sul Vangelo di Luca (parabola del seminatore e
parabola dell' amore misericordioso), si riscontra una fretta di
raccogliere, anche se spesso si semina male.
Occorre, invece, aspettare i tempi di Dio. Pazienza e Speranza ci invitano
a valorizzare ciò che ci unisce oggi, anziché soffermarci sul passato.
Gruppo numero 5: Soggetti ecclesiali;
moderatore mons. Salvatore Ferrando
È importante soprattutto una maturazione interiore, per poter essere
strumenti idonei e parsi al servizio per aiutare la
Chiesa locale. Non serve la fretta; è urgente, piuttosto, interiorizzare i
principi per un' autentica testimonianza Pertanto, la Pazienza e la
Speranza devono essere intese e adottate come un programma e un cammino,
entrambe utili per la nostra crescita umana e spirituale.
Gruppo numero 6:
Vocazioni
di speciale consacrazione;
moderatore don Giuseppe Simbula
È fondamentale una vera vita cristiana, di
Fede e di preghiera, in riferimento all'Amore assoluto, che è Cristo. Ci
consacriamo a Cristo per vivere gioiosamente e comunicare la gioia agli
altri. Spesso siamo assenti alle iniziative che coinvolgono i giovani
della diocesi e dobbiamo essere
più vicini alle famiglie, dove nascono e si formano le vocazioni.
Gruppo numero 7: Contributo
teologico-ecclesiologico; moderatore mons. Antonio Loriga
Si deve ripartire dalla centralità di Cristo, perché c'è necessità di
testimoni credibili di Cristo risorto, per essere strumenti dello Spirito
Santo. Occorre “rendere ragione della Speranza che è in noi”. Incarniamo
questa Speranza, convinti che i carismi sono la ricchezza della Chiesa che
è nel mondo, per il mondo, al servizio del Regno.
Gruppo numero 8: Lettura della situazione;
moderatore don Gavino Sini
Non c'è nessuna remora nella condivisione della progettualità, che
deve essere avviata e fondata sulla Pazienza e sulla Speranza o Tuttavia,
si dovrebbe fare un passo in avanti decisivo verso un cambiamento di
strategia, perché stiamo sempre salvando gli alberi vecchi, mentre occorre
piantare qualcosa di nuovo.
Gruppo numero 9: Ministeri laicali;
moderatore don Vittorio Varca
La Pazienza deve essere intesa come fiducia e dinamicità. Bisogna
mettere in luce i carismi, rispettando il tempo di maturazione della
pianta, che deve essere curata con gli strumenti che sono utili e
disponibili.
Si deve procedere verso una Chiesa-comunione, tutta ministeriale,
attraverso il discernimento
dei carismi laicali, la chiamata, il servizio.
Gruppo numero 10: Strutture partecipative,
amministrative, fisiche; moderatore don Antonio
Tamponi
Essenziale è la partecipazione dei fedeli, come battezzati e dunque
corpo della Chiesa, nella parrocchia e nella
diocesi.
Il Consiglio pastorale è l'anima di un' azione pastorale sinergica. Per
conseguire questo risultato, serve l'interazione
dei gruppi ecclesiali, collaborazione e ascolto in un progetto ampio di
tutta la Chiesa. La Pazienza diventa il motore che
porta all'ascolto, all'accoglienza e all'attuazione. Così la nave della
Chiesa non va alla deriva ma al largo.
Tonino Pintus
[In alto]
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Credo in
Te, Spirito Santo,
Signore e
datore di vita,
che Ti
libravi sulle acque
della prima
creazione,
e scendesti
sulla Vergine accogliente
e sulle
acque della nuova creazione.
Tu sei il
vincolo della carità eterna,
l'unità e
la pace
dell'Amato
e dell'Amante,
nel dialogo
eterno dell'Amore.
Tu sei l'estasi
e il dono di Dio,
Colui in
cui l'amore
infinito |
si apre
nella libertà
per
suscitare e contagiare amore.
La tua
presenza ci fa Chiesa,
popolo
della carità,
unità che è
segno e profezia
per l'unità
del mondo.
Tu ci fai
Chiesa della libertà,
aperti al
nuovo
e attenti
alla meravigliosa varietà
da Te
suscitata nell'amore.
Tu sei in
noi ardente speranza,
Tu che
unisci il tempo e l'eterno,
la Chiesa
pellegrina e la Chiesa celeste, |
Tu che apri
il cuore di Dio
all'accoglienza dei senza Dio;
e il cuore
di noi, poveri e peccatori,
al dono
dell'Amore, che non conosce tramonto.
In te ci è
data l'acqua della vita,
in Te il
pane del cielo,
in Te il
perdono dei peccati,
in Te ci è
anticipata e promessa
la gioia
del secolo a venire.
( Dalla
Confessio Fidei - narratio Amoris )
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