Con Pazienza e Speranza - Arcidiocesi di Sassari - Convegno Pastorale - Santulussurgiu, 30 agosto 2006

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Arcidiocesi di Sassari

Convegno Pastorale - 30 agosto 2006

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Con Pazienza e Speranza

La convocazione per il convegno pastorale diocesano del 30 agosto si sintonizza col cammino che la Chiesa Italiana sta compiendo verso Verona, alla ricerca di una fede pasquale salda e gioiosa, nonostante le difficoltà che la storia e la società impogono.

Siamo chiamati a costruire la "differenza cristiana" che caratterizza il nostro modo di pensare e la nostre scelte.

Ci siamo ritrovati con il nostro Pastore per "ricominciare con pazienza e speranza", e vi rendiamo conto, con il settimanale cattolico della diocesi di Sassari, LIBERTÀ, edizione dell'8 settembre 2006, di questa giornata di preghiera, di rifflesione e di lavoro:

- Ricominciare con "Con pazienza e speranza"

- Relazione di Mons; Arcivescovo – Rinnovamento nella continuità

- Partecipazione attiva e corale di presbiteri, religiosi e laici

- Il contributo dei gruppi di lavoro
 

 

 

 

Art.2

Relazione di Mons; Arcivescovo – Rinnovamento nella continuità

di Leonarda Tola

Il Convegno pastorale diocesano a La Madonnina, secondo una modalità di lavoro ormai consolidata, si è incentrato sulla relazione dell' Arcivescovo Mons. Paolo Atzei; il documento proposto ha fatto il punto della situazione dell' attività pastorale nella diocesi, con una sintesi argomentata che ha toccato i diversi aspetti, gli ambiti e i settori in cui si è articolata l'attività realizzata dai soggetti e dagli organismi che costituiscono, a diversi livelli di partecipazione e di responsabilità, la comunità ecclesiale nella diocesi di Sassari.

 

Una ricostruzione del cammino e dell' esperienza pastorale e comunitaria, ad un anno dal primo convegno diocesano di padre Paolo e una proposta per l'anno che inizia : un documento ponderoso che ha saputo coniugare il rigore espositivo (dare conta di tutto e di tutti ) con la cifra "letteraria" a cui ci ha abituato felicemente la scrittura di padre Paolo: parole che hanno saputo sollevare l'aridità inevitabile di una relazione, per sua natura ricostruttiva e minuziosamente analitica, alla leggerezza dell' evocazione di immagini e, talvolta, alla suggestione del racconto. Intorno ai temi trattati dalla relazione, nella fase del lavoro dei gruppi, è stato chiesto di formulare commenti e giudizi; i referenti dei dieci gruppi hanno prodotto riflessioni che sono risultate interessanti e di alto livello, in risposta e in rapporto alla ricchezza delle sollecitazioni e delle domande contenute nel documento.
 

Com' è noto il Convegno aveva il titolo: Con pazienza e speranza. Il compito e l'impegno a pensare una programmazione per il nuovo anno sono stati proposti dall' Arcivescovo nella chiave risolutiva della pazienza e della speranza; ciò ha significato la rimessa in campo di tutte le ragioni di una piattaforma programmatica acquisita, ma ancora da "mentalizzare", cui collegarsi "in continuità" si è detto (e non poteva essere altrimenti ) per ricominciare; una rilettura e una riproposta con adeguamenti, integrazioni e aggiustamenti, (ma anche iniziative nuove) di un cammino sostanzialmente già tracciato che esige di essere intrapreso e ripreso con convinzione e passione partecipativa. Il richiamo alle virtù teologali della speranza e della fede, che è condizione necessaria perché sussista la pazienza, ha permesso di capire, delle cose da fare, il come e il perché farle; la pazienza costruisce e sorregge l'attesa di un compimento, addestra a non lasciarsi sopraffare dalle delusioni e dagli inevitabili fallimenti; la condizione di chi assume nel suo agire la dimensione della pazienza permette di non lasciarsi travolgere dall'amarezza delle verifiche a breve e media termine; nei resoconti periodici vi è l'inevitabile scarto tra il dichiarato e l'agito, come si dice in termini di programmazione; tra la grazia e il peccato, si direbbe con linguaggio paolino, per l'esperienza di inadeguatezza e di limite che il credente, segnato dalla miseria della carne, inevitabilmente sperimenta nel sua essere e nel suo fare.


Per aiutare a cogliere il senso del cammino comune da intraprendere "con pazienza e speranza", il Vescovo, privilegiando il Vangelo di Luca, ha fatto ricorso a due icone bibliche: la parabola del fico infruttuoso (Lc 13,1-9) e i discepoli di Emma
üs (Lc 24,13-35).


Così tutte le riflessioni si sono dipanate dentro e alla luce del testo biblico, in una presentazione che ha saputo stabilire una corrispondenza binaria tra la santa scrittura e la sua applicazione al tema.
Un'indicazione è scaturita dalle molteplici e ogni volta più illuminanti definizioni e approfondimenti che il Vescovo ha sviluppato intorno alla virtù della pazienza: un progetto di vita cristiana e di testimonianza ecclesiale, dunque un piano pastorale, se non è accompagnato dalla pazienza, (termine che ha la stessa radice della parola patimento, com'è stato detto), è segnato da connotazioni negative. L'impazienza infatti vuole tutto e subito, fa correre verso conclusioni affrettate, segnate dalla provvisorietà e dal carattere finito della temporalità: ogni possibile insuccesso viene vissuto con giudizio che condanna all’impotenza e allo scoraggiamento e ogni personale realizzazione con il compiacimento che ha inizio e fine in se stessi. Dice il Vescovo: “ L’esortazione della parabola del fico infruttuoso è agli impazienti, per i quali tutto sembra durare troppo a lungo e per i quali non si vede una conclusione degli eventi. È mancanza di fede, un voler sottrarre alla signoria di Dio quanto gli appartiene… Con la virtù della pazienza il credente pone freno ad ogni cieco ed errato zelo e offre la gioia di come il Padre rivendichi a sé, a suo modo, il disegno salvifico ( creazione, redenzione, santificazione)... La fiducia rinnova l'atto di totale abbandono nelle braccia del Padre, che ci ha fatto sperimentare la sua grazia nella fatica e nella prova quotidiana, invitando ad avere pazienza".


E dunque l'altra virtù teologale: la speranza, sulla traccia del racconto dei discepoli di Emma
üs. Racconta padre Paolo: "improvvisamente uno sconosciuto si accosta e inizia a far strada con loro ... coglie e smaschera la loro delusione ... il "volto triste"... Delusi dagli avvenimenti e dal come sono accaduti, raccontano anche la morte della loro speranza perché avevano riposto in quel Gesù di Nazareth tutta la loro fiducia ritenendolo capace di liberare Israele. Sono invece rimasti spiazzati... dal silenzio dei giorni successivi alla morte... Per loro anche l'annuncio della resurrezione ricevuto dalle donne, pur sconvolgente, rimane inaudibile... A loro quel viandante imbandisce due tavole, quella della parola ...e la tavola del Pane... E' in quelle parole e gesti che si aprirono gli occhi e lo riconobbero".

Come a Emma
üs l'invito è perciò ad essere "quelli che lo hanno riconosciuto, si sono nutriti e non possono trattenersi dall'andare a narrare le meraviglie del suo amore, a rendere ragione dell'unica vera speranza che Lui è".
Disegnando il nuovo anno pastorale nel segno della pazienza e della speranza, padre Paolo ha ripreso il documento CEI per il Convegno di Verona e ha sollecitato, con una riflessione articolata, a cercare "la chiave interpretativa perché la nostra chiesa (soggetti, settori, strutture) possa rendere testimonianza del Risorto".
Non è evidentemente possibile dare conto della molteplicità e della varietà degli argomenti sviluppati nella relazione di mons. Atzei. Il testo sarà successivamente diffuso nella forma definitiva che il Vescovo vorrà dargli. Il disegno programmatico ha dato orientamenti e posto le basi del lavoro che attende la diocesi di Sassari nel prossimo anno, per il rinnovamento nella continuità e secondo discernimento comunitario. Qui si è voluto soltanto richiamare qualche
nota dominante su cui l’intero discorso si è dispiegato. Si è colta la sollecitudine del pastore che suggerisce una dimensione interiore, uno stile di presenza e di testimonianza che appartiene e deve essere di ogni persona: presbitero, consacrato, laico. L’esortazione e l’incoraggiamento parlavano a un tu, perché nell’esperienza di fede e di testimonianza sempre si scontrano la fatica e la gioia di ciascuno, che è invitato a camminare, a realizzarsi, a sperare, in un mondo e in una storia attraversati dal male e insidiati dall’oscurità. La pianificazione e la costruzione di progetti comuni, nell’avventura cristiana, è risposta principalmente in un’autentica conversione, in quella mutazione spirituale che tocca la mente e il cuore e li fa rifiorire.

Leonarda Tola


 

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Art.3

Partecipazione attiva e corale di presbiteri, religiosi e laici

di Nanni Carboni



Le non favorevoli condizioni climatiche proprie di questo strano agosto potevano fare temere
un afflusso limitato di partecipanti al Convegno pastorale diocesano che si è tenuto, mercoledì 30 agosto, al Rifugio "La Madonnina" di Santulussurgiu.
 

Ma la fitta nebbia, il cielo coperto ed una temperatura decisamente frizzante non hanno invece impedito ad una vera folla di testimoniare con la presenza il fermo intendimento di partecipare attivamente alla stesura, e successiva attuazione, del programma operativo che interesserà la nostra diocesi per l'anno pastorale 2006-2007. Il Convegno che "si sintonizza col cammino che la Chiesa Italiana sta compiendo verso Verona" ha avuto come motivo di riflessione il percorso che la nostra comunità diocesana è chiamata a compiere "Con Pazienza e Speranza" secondo il motto che ha contraddistinto il Convegno stesso.


Diamo notizie ora, in termini ovviamente generali, sullo svolgimento dell'incontro che ha visto la partecipazione attiva e corale di presbiteri, religiosi e laici, rimandando ad altre colonne del nostro giornale per una più ampia informazione e per l'approfondimento di quegli aspetti – relazione dell' Arcivescovo e conclusioni dei dieci gruppi di lavoro - che risultano di particolare rilevanza.
Dopo il caffè di accoglienza, particolarmente gradito a motivo delle già descritte condizioni climatiche, i partecipanti si sono recati nella cappella per la recita dell'Ora Media, nel corso della quale mons. Arcivescovo ha rivolto il suo saluto ai presbiteri, diaconi, seminaristi, religiosi, consacrati, laici rappresentanti le comunità diocesane, ringraziandoli per la collaborazione prestata come cristiani, ma come cristiani impegnati, docili ed ubbidienti agli insegnamenti della Chiesa. L'attività è, quindi, proseguita nel salone attiguo alla cappella, palesemente incapace di contenere il gran numero di partecipanti, dove don Mario Simula ha introdotto la relazione dell'Arcivescovo, rappresentando il pericolo per i cristiani di risultare superati ed emarginati rispetto alla realtà che li circonda, in un mondo che non perseguita apertamente la Chiesa ma cerca più semplicemente di affossarla.

Però ci sono attualmente delle potenzialità da sfruttare, non in fretta, ma pazientemente, con un impegno faticoso, forse doloroso, ma che apre una prospettiva di luce e di grande speranza. Ha preso, quindi, la parola il nostro Presule per la sua relazione introduttiva, concernente l'anno pastorale 2006-2007, particolarmente attesa dall'uditorio, che non è rimasta delusa perché la relazione è stata organica, circostanziata ed esauriente. Presa atto che non vi è stato la passibilità di concretizzare alcuni obiettivi fissati, per mancanza di tempo, omissioni o resistenze di alcuni organismi, padre Paolo ha compiuto un’analisi dei risultati conseguiti nello scorso anno, analisi peraltro già iniziata nel corso del 2006 con l'esame delle risposte dei presbiteri nel contesto del questionario a suo tempo distribuito. Occorre riconoscere i cambiamenti in atto, rilevare i nodi problematici, recepire le domande dei fedeli, affrontare la nuova stagione per cogliere già qualche frutto. La visita pastorale, in effetti, pur rilevando dei fattori positivi, ha evidenziato la necessità di ricercare le causalità degli aspetti negativi. Non vi devono essere, in merito, suddivisioni preclusive fra le varie comunità, perché prima di essere francescani, domenicani, terziari o focolarini, dobbiamo essere semplicemente cristiani. Occorre, inoltre, una maggiore coesione fra i presbiteri che, ad esempio, potrebbero avere motivo di incontrarsi in occasione delle diverse festività patronali. Ma, soprattutto, bisognerà impegnarsi maggiormente per ovviare alla preoccupante carenza di vocazioni che rappresenta un vero e proprio campanello di allarme.
 

Inoltre, per quanto concerne i laici, l'Arcivescovo ha raccomandato che venga loro assicurato un aiuto continuo e concreto, riservando il massimo impegno non solo alle classe catechistiche, ma anche alla formazione degli addetti.
 

Si rende necessaria una più profonda conoscenza della liturgia per celebrare degnamente ed adeguatamente il mistero cristiano, dal momento che tutti e ciascuno, come Chiesa, abbiamo la grande responsabilità di testimoniare la fede di fronte al mondo. La situazione generale esige, quindi, che venga formulato un piano pastorale più completo, tenendo sempre ben presenti le esigenze caritative, per affrontare il nuovo anno con fiducia e speranza, confidando nell'aiuto di Dio, senza indulgere a facili illusioni, ma anche senza disamorarci. Il nostro Presule ha, poi, preso lo spunto dall’esame di due parabole del Vangelo di Luca per sottolineare l’importanza della pazienza ed il valore della speranza.
 

Nella prima, quella del fico infruttuoso, il messaggio è chiaramente finalizzato ad indurre noi uomini a saper attendere che tutto si svolga ordinatamente secondo il tempo di Dio, che non è quello nostro, consapevoli che anche sopportare pazientemente le sofferenze, perfino le più atroci, serve per indurci a rientrare in noi stessi. Dio è paziente e lento all'ira, in un atteggiamento che consente a noi uomini perfino di vivere nel peccato, benché potrebbe distruggerci tutti in un attimo, ma non lo fa e non lo farà mai. Successivamente, dall'esame della seconda parabola, quella dell'apparizione ai discepoli di Emmaüs, mons. Arcivescovo ha tratto occasione per evidenziare come alla delusione dei due viandanti, perché convinti che Cristo fosse venuto per essere il re dominatore degli altri popoli, subentri, dopo la distribuzione del pane benedetto, la gioiosa consapevolezza di essere alla presenza del Risorto, fatto straordinario che essi annunciano a tutti.
 

Similmente, è compito della Chiesa rendere viva e continua testimonianza con l'annuncio orale delle verità di fede, perché non basta la Sacra Scrittura, ma occorre saperla interpretare e spiegare.
 

Da ultimo, l'Arcivescovo ha precisato che, quale chiave di lettura per rispondere agli interrogativi del prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona, è necessario riconoscere la presenza del Risorto nei segni della storia, rendendo tale presenza viva ed operante nella comunità credente, ri-generandola attraverso l'atteggiamento della pazienza e della perseveranza. Si sono, infine, formati i gruppi di lavoro che, sulla base di un apposito questionario differenziato per i singoli settori all’esame, hanno formulato le loro conclusioni e i loro suggerimenti che sono stati portati, schematicamente riassunti, all’esame dei partecipanti nel corso della riunione serale.

 

 Nanni Carboni



 

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Art.4

Il contributo dei gruppi di lavoro


“ L’attesa paziente e la speranza viva sono guida alla vita della Chiesa locale”

di Tonino Pintus


Nel pomeriggio sono stati portati all'attenzione dell'assemblea i risultati dei gruppi di lavoro, che
si erano riuniti in mattinata, subito dopo la relazione introduttiva di Mons. Arcivescovo. L'attività dei gruppi è stata giudicata importante, poiché dai partecipanti sono giunti contributi di idee, opinioni, proposte, unitamente a diverse considerazioni critiche costruttive, che, nel complesso, rappresentano una ricchezza e un' opportunità per una comunità ecclesiale che ritiene utile ed essenziale il dialogo e il confronto sui vari aspetti della sua vita pastorale.
Riassumiamo sinteticamente il contenuto delle relazioni dei gruppi che, nella sostanza, hanno risposto ai quesiti formulati nel corso dei lavori, consistenti in una domanda comune a tutti i gruppi e una specifica per settori.

Gruppo numero 1: Catechesi; moderatore don Mario Simula
In un mondo frettoloso, ci mettiamo alla scuola di Dio per accompagnare i fratelli. La Pazienza non è superficialità. Occorre superare la ripetitività pigra con l'ascolto e la Pazienza non deve essere inciampo o ostacolo. Si devono iniziare gli adulti all'ABC della fede: cristiani si diventa
continuamente; in molti casi serve una prima evangelizzazione.

Gruppo numero 2: Liturgia; moderatore don Pierangelo Muroni
Pazienza e Speranza sono i tempi del cammino di Dio.
Troppo spesso si va sull'astratto e meno sul concreto. Occorre una formazione profonda già nelle
zone pastorali (spiegare i "segni") e in particolare la formazione alla Liturgia di tutto il popolo di Dio. C'è troppa pietà popolare e scarsa attenzione alla centralità del Mistero eucaristico.

Gruppo numero 3: Testimonianza della Carità; moderatore don Francesco Soddu
Non dobbiamo identificarci con il gruppo di appartenenza, ma dobbiamo sentirci Chiesa -comunione.
La Carità è l'Amore di Cristo risorto, da manifestare al mondo. Anche con le iniziative
Caritas non possiamo illuderci di risolvere tutti i problemi, ma occorre Pazienza, saper operare e non lesinare l'impegno.

Gruppo numero 4: Settore biblico; moderatore padre Luigi Tiana
Con le luci (che sono "potenzialità”) anche le ombre vanno viste positivamente" (come "possibilità per poter ricominciare”). Riflettendo sul Vangelo di Luca (parabola
del seminatore e parabola dell' amore misericordioso), si riscontra una fretta di raccogliere, anche se spesso si semina male.
Occorre, invece, aspettare i tempi di Dio. Pazienza e Speranza ci invitano a valorizzare ciò che ci unisce oggi, anziché soffermarci sul passato.

Gruppo numero 5: Soggetti ecclesiali; moderatore mons. Salvatore Ferrando
È importante soprattutto una maturazione interiore, per poter essere strumenti idonei e parsi al
servizio per aiutare la Chiesa locale. Non serve la fretta; è urgente, piuttosto, interiorizzare i principi per un' autentica testimonianza Pertanto, la Pazienza e la Speranza devono essere intese e adottate come un programma e un cammino, entrambe utili per la nostra crescita umana e spirituale.

Gruppo numero 6: Vocazioni di speciale consacrazione; moderatore don Giuseppe Simbula
È fondamentale una vera vita cristiana, di Fede e di preghiera, in riferimento all'Amore assoluto, che è Cristo. Ci consacriamo a Cristo per vivere gioiosamente e comunicare la gioia agli altri. Spesso siamo assenti alle iniziative che coinvolgono i giovani della diocesi e dobbiamo essere
più vicini alle famiglie, dove nascono e si formano le vocazioni.

Gruppo numero 7: Contributo teologico-ecclesiologico; moderatore mons. Antonio Loriga
Si deve ripartire dalla centralità di Cristo, perché c'è necessità di testimoni credibili di Cristo risorto, per essere strumenti dello Spirito Santo. Occorre “rendere ragione della Speranza che è in noi”. Incarniamo questa Speranza, convinti che i carismi sono la ricchezza della Chiesa che è nel mondo, per il mondo, al servizio del Regno.

Gruppo numero 8: Lettura della situazione; moderatore don Gavino Sini
Non c'è nessuna remora nella condivisione della progettualità, che deve essere avviata e fondata sulla Pazienza e sulla Speranza o Tuttavia, si dovrebbe fare un passo in avanti decisivo verso un cambiamento di strategia, perché stiamo sempre salvando gli alberi vecchi, mentre occorre piantare qualcosa di nuovo.

Gruppo numero 9: Ministeri laicali; moderatore don Vittorio Varca
La Pazienza deve essere intesa come fiducia e dinamicità. Bisogna mettere in luce i carismi, rispettando il tempo di maturazione della pianta, che deve essere curata con gli strumenti che sono utili e disponibili.
Si deve procedere verso una Chiesa-comunione, tutta ministeriale, attraverso il discernimento
dei carismi laicali, la chiamata, il servizio.

Gruppo numero 10: Strutture partecipative, amministrative, fisiche; moderatore don Antonio
Tamponi
Essenziale è la partecipazione dei fedeli, come battezzati e dunque corpo della Chiesa, nella
parrocchia e nella diocesi.
Il Consiglio pastorale è l'anima di un' azione pastorale sinergica. Per conseguire questo risultato,
serve l'interazione dei gruppi ecclesiali, collaborazione e ascolto in un progetto ampio di tutta la Chiesa. La Pazienza diventa il motore che porta all'ascolto, all'accoglienza e all'attuazione. Così la nave della Chiesa non va alla deriva ma al largo.


Tonino Pintus
 

 

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Art.1

Ricominciare con "Con pazienza e speranza"

 Di Salvatore Simula

 

Diciamo subito che i partecipanti al Convegno diocesano prima ancora di enunciare le principali conclusioni e gli orientamenti operativi scaturiti dai lavori, in ordine al tema proposto "Con pazienza e speranza", hanno riaffermato la validità e la fondamentale importanza dell'ispirazione pastorale. E ciò anche con precisa riferimento al Convegno nazionale che si terrà nel mese di ottobre a Verona,  all'insegna di un solido ed attuale argomento:"Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo".

 

In conformità alle affermazioni di fondo contenute soprattutto nella relazione di Mons. Arcivescovo, i convegnisti hanno ritenuto che l'ispirazione pastorale costituisce il principio più profondo di vitalità, di coesione e di impegno.

 

La rapida evoluzione della società italiana e la necessaria maturazione di una rinnovata fedeltà alla vocazione, e quindi di una più avvertita coscienza ecclesiale, esigono, pertanto, un impegno di incarnazione e di partecipazione attuato in spirito di coinvolgente servizio.

 

Un impegno, questo, che sollecita una precisa riflessione sulla propria identità e sui compiti richiesti dal presente momento storico, nella consapevolezza delle responsabilità che toccano il Clero e i laici della nostra Chiesa particolare.

 

Non possono, pertanto, essere accettate omissioni, stanchezze e quant'altro possa fare riferimento ai sorvolamenti. Proprio per questo è stata perciò pienamente avvertita, durante i lavori del Convegno, l'esigenza di una coerente presenza nel pensiero e nella prassi, con raccolta capacità di attenta ricerca del piano di Dio e della Chiesa, sollecitata nella testimonianza di una specifica concentrazione che riguarda tutti i fermenti del bene. La duplice e indissolubile fedeltà a Dio e all'uomo che l'ispirazione pastorale comporta, la fedeltà alla voce dello Spirito che parla alla nostra Chiesa particolare - una riflessione, questa, scandita durante i lavori deI Convegno - devono allora acquistare nuova luce e nuova energia.

 

Espressione concreta ed operativa di questa ispirazione è la spiritualità, intesa nel significato di una sintesi vitale. Non, evidentemente, una spiritualità di evasione, né di sovrapposizione, quanto piuttosto di compenetrazione e vigorosa simbiosi.

 

Il Convegno ha pure ritenuto indispensabile il collegamento del laicato, per una effettiva cooperazione in ordine ai contenuti che fanno riferimento ad una esperienza specifica e ad una completa comunione con l'intero popolo di Dio.

 

Un servizio di tale natura alla Chiesa deve svolgersi nella realtà della nostra Arcidiocesi, con viva comunicazione di idee e di esperienze.

 

Sulla base di queste motivazioni e convinzioni il Convegno ha quindi riaffermato l'importanza di un forte richiamo agli ideali e ai propositi della nostra Chiesa particolare, e le esigenze indicate sono perciò da considerasi elementi fondamentalmente ed essenzialmente necessari.

 

I risultati dei lavori di gruppo e le prospettive individuate hanno, così, felicemente sottolineato l'inderogabile esigenza atta a rendere sempre più possibile la bontà operativa, auspicando, nel contempo, una sollecita armonizzazione degli interventi. Da una siffatta lettura dei Convegno, la nostra Chiesa particolare si è illuminata di una coinvolgente luce; non solo della luce che viene dalla responsabile accettazione di un impegno fondamentale per la nostra Arcidiocesi, ma una luce di operosità che apre la via ad un impegno che intende rifarsi ad un ulteriore e auspicato sviluppo.

 

La nostra Chiesa particolare ha così acceso la sua fiaccola e, come altre volte nel passato, chiama felicemente a raccolta.

 

I “chiamati”, ne siamo sicuri, risponderanno fedelmente.

 

Salvatore Simula

 

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Credo in Te, Spirito Santo,

 

Signore e datore di vita,

che Ti libravi sulle acque

della prima creazione,

e scendesti sulla Vergine accogliente

e sulle acque della nuova creazione.

Tu sei il vincolo della carità eterna,

l'unità e la pace

dell'Amato e dell'Amante,

nel dialogo eterno dell'Amore.

Tu sei l'estasi e il dono di Dio,

Colui in cui l'amore infinito

si apre nella libertà

per suscitare e contagiare amore.

La tua presenza ci fa Chiesa,

popolo della carità,

unità che è segno e profezia

per l'unità del mondo.

Tu ci fai Chiesa  della libertà,

aperti al nuovo

e attenti alla meravigliosa varietà

da Te suscitata nell'amore.

Tu sei in noi ardente speranza,

Tu che unisci il tempo e l'eterno,

la Chiesa pellegrina e la Chiesa celeste,

 

Tu che apri il cuore di Dio

all'accoglienza dei senza Dio;

e il cuore di noi, poveri e peccatori,

al dono dell'Amore, che non conosce tramonto.

In te ci è data l'acqua della vita,

in Te il pane del cielo,

in Te il perdono dei peccati,

in Te ci è anticipata e promessa

la gioia del secolo a venire.

 

( Dalla Confessio Fidei - narratio Amoris )

 

                                Pace e Bene!

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