Parrocchia San Francesco d'Assisi in Sassari
|Home | Attività | A.C.I. | A.C.R. | Gifra | Caritas | Coro | Catechismo |
detto anche terz'ordine francescano
ORDINE FRANCESCANO SECOLARE
Siamo dei cristiani che cercano di vivere il Vangelo seguendo l'esempio di San Francesco d'Assisi e di Santa Chiara, con un attenzione particolare:
* alla gioia
* all'amore per tutti i fratelli, ( specialmente quelli che la società etichetta come "ultimi")
* alla presenza di Gesù Cristo nell'eucaristia
* alla povertà e all'umiltà
* all'amore per la natura
* all'obbedienza alla madre Chiesa
Attività
Tre incontri mensili di formazione, preghiera, condivisione. Seconda ed ultima dpmenica del mese, ogni terzo lunedì del mese.
Collaborazione con i frati del Primo Ordine e servizio per la Parrocchia.
Animazione della messa del sabato sera e per le feste francescane.
Preparazione del commento francescano alla Parola di Dio della domenica.
Recita quotidiana comunitaria del rosario e del vespro.
Giornata di pellegrinaggio mariano nel mese di maggio;
visita agli ammalati e anziani della fraternità.
Raccolta di fondi per le attività parrocchiali e per l'opera delle vocazioni francescane.
Sante messe mensili in suffragio dei fratelli e sorelle O.F.S. defunti e assistenti.
Incontri di formazione francescana per i novizi, postulanti e aspiranti, ogni sabato pomeriggio.
Per informazioni: (Padre assistente) Padre Maurizio :
(Ministra) Marinella Sacchetti : Cel. 335 54 61 210
1 - Breve storia dell'Ordine Francescano Secolare
|Home | Attività | A.C.I. | A.C.R. | Gifra | Caritas | Coro | Catechismo |
|
Benvenuto(a), al sito sanfrancescoparr.iitalia.com |
|
pagine di questo sito sono state visitate dal 02/03/2006 |
L'ultimo aggiornamento di questa pagina data del 22-06-2006
_________________________________________________________________________________________________
Il Tau è una lettera degli alfabeti greco ed ebraico corrispondente alla nostra “T”.
Fin dai primi tempi della Chiesa cristiana il Tau venne assunto come segno di particolare devozione per divenire, con san Francesco d’Assisi, supporto di una vera e propria mistica.
Il motivo della importanza di questa lettera si trova nel Vecchio Testamento, al celebre testo del profeta Ezechiele (9, 4): “Va attraverso la città, va attraverso Gerusalemme e traccia il segno del Tau sulla fronte di quegli uomini che sospirano e gemono a causa delle abominazioni che ivi si commettono”. Questo passo era stato commentato da tutti i Padri della Chiesa ed era frequentemente sviluppato nelle prediche del medioevo, rendendo così il Tau ed il suo significato molto diffuso tra il popolo.
Il fervore popolare vedeva in questo segno un mezzo miracoloso per essere preservati dalle malattie. Nel medioevo, si portava il Tau sull’anello al dito o come amuleto al collo. Lo si disegnava su pergamene, lo si dipingeva sugli stipiti delle porte contro la peste. Nel Nuovo Testamento, san Giovanni apostolo parla del Tau, senza citarne il nome, nel libro dell’Apocalisse (7, 2-14, 1-7), presentando gli eletti come segnati sulla fronte dal Sigillo dell’Agnello, impresso da un angelo venuto dall’Oriente.
Con san Francesco d’Assisi il Tau assume il significato che oggi riconosciamo in questo simbolo. Egli utilizzava con frequenza, a scopo di devozione, il Tau: “Familiare gli era la lettera Tau, con la quale firmava i biglietti e decorava le pareti delle celle” (3 Cel. 3, 828).
Con tale sigillo, Francesco firmava le sue lettere ogni qualvolta, per necessità o per spirito di carità, inviava qualche suo scritto (3 Cel. 159, 980). Su se stesso, infine, san Francesco tracciava il segno del Tau per consacrare le sue azioni al Signore. Tommaso da Celano in questo modo racconta la visione di frate Pacifico: “Scorse con gli occhi della carne sulla fronte del beato Padre una grande lettera Tau che risplendeva di aureo fulgore” (3 Cel. 3, 828).
Francesco adottò il Tau come distintivo per se stesso per la forma stessa di questa lettera, la cui grafia è quella di una Croce. Nessun segno che ricordasse il Cristo era di poco conto ai suoi occhi. Così venerava il Tau che gli richiamava l’amore per il Crocifisso. Questo comportamento acquista una particolare importanza se considerato in un’epoca in cui esistevano forti correnti eretiche che rifuggivano da questo stesso segno.
Molto probabilmente, Francesco fu influenzato nella sua attenzione verso il Tau da un discorso di Papa Innocenzo III, tenuto l’11 novembre del 1215, in apertura del IV Concilio Lateranense. Il Papa, facendo propria la parola di Dio al profeta Ezechiele, si rivolse a ciascun membro del Concilio: “Segnate con il Tau la fronte degli uomini, segnateli con la forma della Croce prima che fosse posto il cartello di Pilato. Uno porta sulla fronte il segno del Tau se manifesta in tutta la sua condotta lo splendore della Croce; si porta il Tau se si crocifigge la carne con i vizi ed i peccati, si porta il Tau se si afferma: di nessun altro mi voglio gloriare se non della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Siate dunque campioni del Tau e della Croce”.
È probabile che Francesco, presente a quel Concilio in cui fu approvata la Regola Francescana, volle, per obbedienza al Papa, segnare se stesso con il Tau della penitenza e, segnando i suoi frati, richiamare le esigenze della vocazione.
Analizzando il contenuto spirituale del Tau in san Francesco, si distinguono quattro grandi temi essenziali per la fede e la mistica francescana:
1) Il Tau è salvezza. Nessuno può essere salvato se non è “segnato” con il Tau, o, più in generale, con una Croce. Francesco vedeva in questo segno una nuova certezza di salvezza. Il giorno in cui si accorse che frate Leone era assalito dal dubbio sul suo destino eterno, Francesco disegnò la lettera del Tau e gli restituì la speranza.
2) Il Tau è salvezza attraverso la Croce. Alla salvezza si giunge attraverso il battesimo nel sangue di Cristo, sparso sulla Croce. Tale è il mistero di ogni Croce e del segno del Tau.
San Francesco prega: “Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo”. La spiritualità del Tau è la spiritualità della Croce, cioè dell’amore di Cristo, morto per noi sulla Croce.
3) Il Tau è salvezza attraverso la penitenza. Se la Croce porta salvezza, è necessario rinnovare quotidianamente il mistero della Croce in noi stessi, portando ogni giorno la Santa Croce del Signore Nostro Gesù Cristo. Questa è la crociata del Tau, predicata da san Francesco, costituita non da armati per conquistare Gerusalemme, ma da uomini penitenti venuti da Assisi per predicare a tutti: “Fate penitenza, fate frutti degni di penitenza”. Come Gesù aveva detto: “Chi vuole seguirmi deve portare la Croce”, così Francesco si rivolge a noi tutti dicendo: “Chi vuole seguirmi deve essere segnato con il Tau, che ha la forma di una Croce”.
4) Il Tau è segno di vita e vittoria. La liturgia del tempo di Francesco fornisce al Tau gli stessi attributi che venivano dati alla Croce: “Est Tau vivifico insignitus... crucifixi servulus”. Frequente, anche, a quel tempo, era considerare il Tau come segno di vittoria. San Francesco non avrebbe potuto non cantare la sua gioia di essere stato salvato: “Io non mi voglio gloriare se non nella Croce del Nostro Signore” (Fioretti di san Francesco 8, 1836).
In definitiva, il Tau è simbolo di conversione permanente e di rinuncia alla proprietà. Convertirsi, lasciarsi segnare dal Tau, è farsi poveri. Questo è un poemetto dedicato dai frati a Madonna Povertà:
”Eri con Gesù sotto i clamori dei giudei,
sotto gli schiaffi e gli sputi,
sotto le frustate;
perfino sulla croce subivi con lui la tortura.
Ma finalmente, quando Egli salì al cielo,
ti lasciò il Tau, il sigillo del Re
dei cieli, per segnare gli eletti,
affinché, chiunque aspirasse al Regno eterno,
venisse a trovarti e a supplicarti di introdurlo
dove è possibile entrare
solo segnato con il tuo sigillo”.

Paolo Gentile
Pagina dell'A.C.R.
Pagina
della CARITAS PARROCCHIALE
L'ultimo aggiornamento di questa pagina data del 22-06-2006
_________________________________________________________________________________________________
DELL’ORDINE FRANCESCANO SECOLARE
L'Ordine Francescano Secolare di Alghero ha accolto, domenica 19 febbraio, presso il convento di San Francesco, il Convegno zonale che aveva per tema "Il ruolo del laico francescano nella Chiesa e nella società".
Nella splendida cornice dell’antico chiostro algherese, le fraternità locali hanno accolto calorosamente i fratelli di ben quindici fraternità della zona su diciannove invitate, e, per la prima volta, si è festeggiato l’incontro, la conoscenza, l’abbraccio fraterno e la condivisione con le famiglie francescane di tutte e tre le assistenze.
Giornata memorabile per la nostra zona grazie alla guida e alla presenza degli assistenti spirituali regionali: Padre Mario Solinas, peraltro Provinciale dell’Ordine dei Minori, Padre Umberto Zucca dell’Ordine dei Conventuali e Padre Giancarlo Pinna dell’Ordine dei Cappuccini. La coordinatrice regionale, Lidia Caria, ha aperto e presieduto il Convegno, felice della partecipazione così numerosa di francescani, simpatizzanti. I giovani del gruppo Gi.Fra di Sassari hanno offerto generosamente il loro entusiasmo, la loro gioia nell’animazione delle celebrazioni ma anche il loro aiuto fattivo, la loro grande disponibilità.
Il tema, circa l’impegno cristiano secolare, così pressante e necessario in questi tempi, è stato presentato dal fratello Mario Nurchis, membro del Coordinamento regionale, proveniente dalla fraternità S. Maria di Betlem di Sassari.
Il nostro essere francescani nasce dalla conversione individuale, come per ogni cristiano, ma è caratterizzata e resa speciale dalla forma della fraternità. “palestra e scuola” come recita la Regola (n°22) di ogni nostro agire “con zelo febbrile” nel mondo e nella Chiesa. È nella fraternità in primo luogo che si fa esperienza di carità, di umiltà, di obbedienza, di accoglienza, di condivisione, di pazienza…, cioè esperienza di Cristo: in perfetta comunione con la Chiesa per essere lievito evangelizzante nella società complessa di oggi.
Prezioso come sempre il dibattito successivo agli stimoli forniti dalla relazione da cui, tra tanti altri temi, è emerso il problema del coinvolgimento dei giovani.
La gioia più grande, in queste occasioni, si vive comunque sempre nella preghiera condivisa, preghiera che ha accompagnato l’intensa giornata: dalle Lodi del mattino fino alla conclusione del convegno con l'Adorazione eucaristica e la celebrazione della Santa Messa.
Il canto finale Francesco vai, ripara la mia casa … ricordando ciò per cui anche noi siamo stati chiamati, è stato il commiato per tutti i fortunati francescani che hanno potuto vivere questo evento importante a livello storico e spirituale: un evento di arricchimento reciproco, quali pietre vive chiamate dal Signore ad edificare un mondo migliore, semplicemente, umilmente, e soprattutto nella consapevolezza che il Signore ci ama. Noi dobbiamo essere testimoni di questo amore e partendo dalla fraternità, come la nostra professione impone, progettare e costruire con chi ci sta intorno, senza distinzioni, un cammino terreno di gioiosa comunione cristiana verso la meta di vita eterna che Gesù Cristo ci ha indicato con la sua Croce vincendo la morte.
Marinella Sacchetti
Pagina dell'A.C.R.
Pagina
della CARITAS PARROCCHIALE
L'ultimo aggiornamento di questa pagina data del 22-06-2006
_________________________________________________________________________________________________
BREVE STORIA DELL’ORDINE FRANCESCANO SECOLARE
ORDINE FRANCESCANO SECOLARE: UNA VIA PER I LAICI
SOMMARIO
1- Fratelli e sorelle nel nome di Francesco
Parlare di Ordine Francescano Secolare (Ofs) significa parlare del primo grande movimento laicale della storia della Chiesa, il movimento che, anticipando di otto secoli l'ecclesiologia del Vaticano II, ha promosso una vita più piena di Chiesa, promuovendo proprio la vita del laico. È un Ordine presente oggi in tutto il mondo con circa un milione di aderenti e si estende come proposta di cammino francescano anche ai giovani (Gi.fra) e ai ragazzi (Araldinato) con appositi itinerari di fede. La finalità dell'Ofs è vivere da cristiani nel mondo seguendo le orme del Santo di Assisi. Quindi il suo programma non si identifica in qualche opera di assistenza, o di carità, o di devozione; tanto meno consiste nel coltivare una specie di “supercristianesimo”, cui accedono i cosiddetti “buoni cristiani“ per un ulteriore affinamento delle proprie virtù. L'Ofs è un modo, una via per essere cristiani, perché in definitiva è questa l'avventura più grande e più ardua per ogni uomo. Un'avventura che è da vivere in un recupero continuo di fedeltà a Dio e, per un laico francescano, è un'avventura da vivere facendo del proprio quotidiano, della vita nel mondo, un terreno di rimando a Dio, di riconciliazione a Dio. L'Ofs nasce per espressa volontà di Francesco d'Assisi sollecitato a dare una risposta alle tante persone che volevano condividere il suo cammino evangelico. Francesco risponde aprendo la possibilità della santità di vita anche allo stato laicale, e questo in un secolo, il 1200, in cui il rapporto profondo con Dio, il tendere alla perfezione della vita cristiana, sembrava essere appannaggio esclusivo dei chierici e di coloro che si ritiravano dal mondo, i monaci. Con intuizione profetica Francesco, attraverso la via della penitenza, propone ai laici, uomini e donne, sposati e non sposati, di ogni età e di ogni condizione, di vivere il Vangelo nella propria giornata, nella propria famiglia, nel proprio lavoro. La penitenza, intesa nel suo significato più profondo di conversione, di cambiamento di cuore e di mente, viene così unita alla quotidianità, al vivere nel mondo. Consisterà nel “consacrare” il mondo, non nel “fuggire” il mondo come appunto per i monaci. La via della penitenza viene proclamata come possibilità per tutti di accedere alla comunione totale con Dio. E questo è di una importanza straordinaria. Lo troviamo attestato nella “Lettera a tutti i fedeli”, ormai riconosciuta come il documento sorgivo dell'Ofs. In questa lettera Francesco stesso delinea un orientamento di vita per i laici secondo quanto gli ha ispirato il Signore. Ed è qui il nucleo evangelico da cui si sprigiona la fecondità dell'Ofs. Per il nostro tempo lo ha autorevolmente ricordato la Chiesa con l'approvazione dell'attuale Regola (1978), ad opera di Paolo VI, che pone quale Prologo alla stessa la “Esortazione ai fratelli e sorelle della Penitenza”, prima recensione della Lettera a tutti i fedeli (1215) e prima forma programmatica di vita per coloro che rimanevano nelle loro case pur seguendo il Santo di Assisi. La vita di penitenza è qui definita come amore, adorazione dell'unico Signore con tutte le potenze dell'anima e del corpo. Consiste nell'amare il prossimo come se stessi e nell’odiare il proprio corpo con i vizi e i peccati, nel fare degni frutti di penitenza. Non fare penitenza, di contrappunto, significa non ricevere il Corpo e Sangue di Cristo, vivere nei vizi e nei peccati, camminare dietro alla cattiva concupiscenza, servire con il corpo al mondo, ai desideri carnali, alle sollecitudini del secolo e agli affari di questa vita. E in questa esortazione Francesco pone davanti a tutti gli uomini la stupenda possibilità di essere “sposi, fratelli e madri del nostro Signore Gesù Cristo” e la pone come l'unica possibilità che dia senso alla vita dell'uomo, l'unica che possa dargli la gioia per avviarlo al traguardo di quella felicità senza fine che sarà la vita piena di unione con Dio nell'al di là. La penitenza non è un programma cupo, lugubre, come spesso noi la intendiamo e come probabilmente la intendevano anche al tempo di Francesco, ma è sostanzialmente il programma pieno del Vangelo, un programma di amore, di crescita nell'amore, riconoscendo giorno dopo giorno l'amore che ci ha creati e redenti. Nella forza di un amore che alimenta con lo spirito la vita, essa implica il sentirsi in debito verso ogni uomo reso nostro fratello “dal Signore della maestà”.
Quindi la penitenza non è tanto un operare eccezionale, un operare che distoglie dal quotidiano della vita, non è un operare digiuni e cilizi, quanto un fare le opere del Signore, giorno dopo giorno, con il suo aiuto, nella comunione con Lui. Non è un operare esterno all'uomo, quantitativo, o un operare che lo stacca dal mondo, è un conformarsi a Cristo: è l'operare incessante per conformarsi a Cristo dal di dentro delle proprie occupazioni quotidiane e delle varie situazioni di vita, recuperando sempre la sublime dignità della propria condizione di uomo che consiste nell'essere fatti “a immagine di Cristo secondo il corpo e a sua similitudine secondo lo spirito”, come ci ricorda chiaramente Francesco. È un operare che mette in gioco tutta la persona in un cammino senza fine e instaura nove relazioni con gli uomini, con le cose, con il mondo. La penitenza viene così riproposta nella sua possibilità profonda di nutrimento per la vita, di via per la felicità. Francesco la ripropone come itinerario perseverante di riconciliazione a Dio, ponendola al di là di ogni possibile interpretazione esteriore o precettistica. Questo itinerario chiama l'uomo a vivere la meravigliosa possibilità dell'apertura inesauribile allo Spirito del Signore. Questo è il sostanziale messaggio che, ancorato alla vita di fraternità come per il Primo (frati) e per il Secondo Ordine (clarisse), identifica il laicato francescano fin dalle origini. Esso è ripreso con particolarità di norme della vita dell'Ofs, sia nel Memoriale Propositi (1221), sia nella prima vera Regola dell'Ofs, la Regola di Niccolò IV (1289), con la quale la Chiesa nella maniera più autoritativa possibile dà il primo riconoscimento ai laici come parte viva e responsabile del popolo di Dio, una parte insostituibile nel permeare il tessuto della società civile di quel tempo. L'Ordine della penitenza si configura così, nei primi secoli, in fraternità di non molti membri, autogovernate, con un proprio consiglio ed una propria autonomia, aperte a tutti i ceti, molto attive, socialmente influenti e sorgenti di santità. Entrare in fraternità comporta un impegno solenne; lo stesso nome "memoriale propositi" implica una risoluzione, un proposito stabile, un progetto di vita, da riportare al cuore per essere fedeli al Vangelo. L'entrare in fraternità comporta in particolare il dovere di riconciliazione, di vivere nella pace, di agire per la pace, affrancandosi dalla logica del mondo, del possesso, del potere, dell'affermazione di sé, per vivere secondo un'altra logica, la logica dei figli di Dio. E tutto questo accompagnato da gesti molto pratici: "non portare armi", "non prestare giuramento", il "fare testamento dei propri beni". Gesti di riconciliazione con la giustizia, di restituzione dei debiti, il vivere la legge della povertà secondo il proprio stato, ripartendo periodicamente le ricchezze superflue e mettendo soprattutto la ricchezza dei propri talenti al servizio degli ultimi, che vengono posti al centro della propria attenzione quotidiana con sollecitudine, con amore, con tutta la creatività che lo Spirito sa donare. Sempre stimolati, alimentati, verificati da una fraternità concreta, in cui celebrare insieme la Parola di Dio, in cui aiutarsi a vicenda a recuperare continuamente l'orizzonte della penitenza evangelica, attraverso il continuo conforto e l'esortazione a perseverare nella via della conversione e a fare le opere di misericordia, nonché a deciderne i modi insieme, mettendo in gioco tutte le potenzialità personali e di vita fraterna. E tutto questo particolare modo di seguire il Vangelo sulle orme di Francesco ha una profonda incidenza nella trasformazione della società.
Fin dai primi secoli i seguaci di Francesco d'Assisi nel mondo, con la loro fedeltà al Vangelo, hanno saputo incarnare la spiritualità francescana nei rapporti tra gli uomini, nell'economia, nelle strutture sociali e civili, incidendo profondamente nella trasformazione della società. Possiamo rendercene conto riportando alcuni aspetti salienti dell'espressività del francescanesimo secolare. Ancora vivente Francesco, professando una Regola per la pace, i laici francescani operarono concretamente in ordine a tale valore. Rispetto al sistema feudale e al nascente comune il "non portare armi" e il "non fare giuramento" al signore o al podestà, costituì una forza dirompente; intere città furono poste in situazione di "obiezione di coscienza" ante litteram, provocando un indebolimento del potere feudale prima e poi delle mire espansionistiche dei comuni. Pensiamo solo alla portata profetica del non girare armati, fatto del tutto assurdo per un uomo libero di quel periodo, che vedeva invece il suo nuovo stato di cittadino significato dalla possibilità di portare armi. E i penitenti francescani seppero rivolgere a favore degli uomini del tempo anche i contraccolpi che il potere civile inflisse loro per questo atteggiamento. In alternativa al servizio militare i Comuni imposero ai terziari una specie di servizio "civile", molto impegnativo, protratto per lungo tempo, nel quale i terziari dettero prova di una credibilità e affidabilità tali da venire richiesti di occupare posti di rilievo. Furono loro affidati compiti di controllo di ponti e strade, la sovraintendenza ai viveri, la delicata responsabilità di scegliere determinate figure di governanti del Comune, e altri importanti incarichi. Un altro aspetto significativo sul piano della riconciliazione: il ritrovarsi insieme, da fratelli, nobili, plebei, artigiani, commercianti, uomini e donne di ogni condizione, condividendo la stessa vocazione, pose un germe alternativo rispetto ad una società strutturata in classi come la società medioevale. Nella nuova fraternità di san Francesco non aveva alcun peso la differenza di origine. E se questo aveva già un profondo significato nell'esperienza dei frati e delle clarisse, si può intuire quale testimonianza a largo raggio veniva a produrre attraverso coloro che praticavano la penitenza rimanendo nel mondo, nel proprio lavoro, nella propria famiglia, nella società. A mano a mano, poi, i terziari francescani, assieme ai frati del Prim'Ordine, diventano capaci di istituzioni notevolissime, in grado ad esempio di sottrarre all'usura gli uomini del tempo, attraverso i Monti di Pietà. E nell'esercizio di questa vigilanza evangelica per la situazione di ogni uomo, i penitenti francescani scoprono di potersi identificare con la figura del "buon samaritano", facendosi prossimo come singoli e come fraternità ai più diseredati. Nascono in questo modo tante iniziative: ospedali, poderi dei poveri, assistenza ai carcerati, assistenza alle puerpere; nasce sui campi di battaglia il primo servizio di soccorso; nascono opere per la difesa di chi non può difendersi. L'attendere fedele allo spirito di penitenza, di conversione, da parte di questi uomini e donne raccolti in fraternità, produce una presenza, e piano piano diventano forme di assistenza che riconoscono concretamente ai più piccoli la loro dignità umana. Progressivamente tali istituzioni vengono assunte dalla società stessa e diventano parte del vivere civile. E la fecondità espressa sul piano esistenziale in forme associate non ha certamente minor riscontro su altri piani, per esempio su quello artistico, letterario, scientifico, se si pensa a figure come Giotto, Dante, Petrarca terziari francescani; a figure come Tommaso Moro; Colombo e Vespucci, alla ricerca di un nuovo mondo; o ancora nell'ambito scientifico, Galvani, Volta, Ampere. Mentre nei primi secoli l'Ordine è fortemente caratterizzato da una incidenza della fraternità, nei secoli successivi sarà più la testimonianza di singoli importanti personaggi ad esprimere il valore del vivere la penitenza nel secolo. Questo non significa che l’incidenza sia minore; ne è la prova il fatto che ogni regime oppressivo fino ad oggi ha visto sempre con grande preoccupazione questa sorta di ordine "religioso" presente nel mondo. Basti pensare anche a tempi vicini a noi, alla soppressione delle Fraternità del Terz'Ordine Francescano operata da Napoleone, alla proibizione durante il regime nazista di riunirsi in Fraternità, simile a quella vigente fino a pochi anni fa in tutti i paesi dell'Est. Bisogna inoltre notare che da questa forte caratterizzazione personale che contraddistingue alcuni secoli della storia dell'Ofs, sono nate centinaia di istituzioni, proprio in quell'ardore di conversione e di salvezza per ogni uomo che solo può scaturire dalla coscienza di essere "ministri" del Signore, da Lui mandati a costruire il suo regno di pace e di amore nel mondo. Dal ramo del Terz'Ordine Secolare nasce già alla fine del 1300, potremmo dire, il primo ordine di suore di vita attiva: Angiolina da Marsciano ottiene il riconoscimento della vita comune pur professando la Regola del Tof. Le varie Congregazioni di suore francescane, direttamente o indirettamente, fanno capo nel loro albero genealogico al ceppo del Terz'Ordine Francescano. Ma non solo: anche tante altre famiglie trovano qui la loro nascita. Citiamo per tutte l'Istituto di Angela Merici, una terziaria francescana che riesce in una forma tutta particolare ad anticipare gli istituti secolari, mettendo al centro la promozione di donne che sentono come loro missione il servizio alla famiglia. Tante sono le istituzioni nate da sacerdoti secolari, a cui l'ordine della Penitenza è aperto fin dal suo sorgere. Istituzioni nate spesso in modo esemplare proprio per la comunione tra laici e sacerdoti terziari. Da Don Bosco, Cottolengo, Murialdo, Faa di Bruno, da tanti altri sacerdoti terziari francescani prende inizio una proliferazione di missionarietà sociale per la tutela della donna, per la salvaguardia dei ragazzi, per la cura della umanizzazione del lavoro in risposta alla situazione prodotta dalla prima industrializzazione.
Queste opere costituiranno il terreno preparatorio alla Rerum novarum (promulgata dal Papa terziario Leone XIII) e alla sua attuazione che vede in primo piano terziari francescani di tutta Europa, da Leone Harmel a Leone Dehon a Von Ketteker, a Marmillod, al Cardinal Manning, a Paolo Pio Perazzo. L'Opera dei Congressi e le stesse Settimane Sociali hanno come ideatori e organizzatori terziari francescani (Cazzani, Toniolo, Card. Maffi, Rezzanra, Montini, Tovini, ecc.). E così dal terziario Cardinal Ferrari con il p. Gemelli e i terziari Armida Barelli, Ludovico Necchi, Contardo Ferrini, Panighi ed altri, nasce l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Dal terziario Mario Fani nasce il primo progetto di Azione Cattolica, sostenuta poi per oltre cinquant'anni a tutti i livelli da una dirigenza di terziari francescani. La stessa stampa cattolica nasce e si sostiene inizialmente ad opera di vari terziari francescani (Albertario, Grosoli, Petrix, ecc.). Che dire poi di personalità della levatura di un Dossetti, di un La Pira, che sono patrimonio non solo del popolo italiano ma del mondo intero, proprio per la loro capacità profetica? E come non pensare a Robert Schuman, padre dell'Europa? Tra i Papi valga per tutti ricordare Giovanni XXIII, che oltre ad impostare un nuovo stile nel suo servire la Chiesa come Vicario di Cristo, innesta la più grande trasformazione ecclesiale dei nostri tempi: il Concilio Vaticano II. Tuttavia, aldilà di queste figure proposte a titolo esemplificativo, non possiamo non registrare un certo empasse nell'ultimo secolo, fino alla promulgazione della nuova Regola che sostituisce quella di Leone XIII del 1883 (seconda Regola dell'Ofs). A livello legislativo l'intento di Leone XIII di rendere più semplice la Regola perché tutti potessero beneficiarne, ha lentamente introdotto una perdita di quell'identità originale, così fortemente caratterizzante, che solo con l'attuale Regola (1978) l'Ofs sta recuperando. Paradossalmente da parte del Papa che voleva fare del Tof la punta di diamante per la questione sociale, l'aver tolto ogni specificità francescana alla Regola provoca una perdita di identità che unitamente ad altri fatti — quali ad es. la proibizione durante il periodo fascista di operare come Fraternità —arriverà inevitabilmente, soprattutto a partire dal dopoguerra, a creare una stasi nella proposta francescana secolare. Per l'ingente carica di santità insita nella vocazione francescana abbracciata con coerenza, non viene meno comunque il proliferare di santità personale. È la santità tutta riempita dalla fatica del quotidiano, nel lavoro, nella famiglia, nell'accettazione della sofferenza, un quotidiano illuminato dalla sapienza del Vangelo, nella fedeltà alla povertà, alla Chiesa e alla croce. Una santità che oggi emerge dalle numerose cause di beatificazione: almeno sessanta figure di terziari francescani sono tra i beati, santi e venerabili di quest'ultima parte di secolo. Tra essi politici, casalinghe, persone inferme, lavoratori, sacerdoti e anche la prima coppia che salirà agli onori degli altari, i coniugi Beltrame Quattrocchi. E oggi? Oggi il Terz'Ordine è presente in tutto il mondo, con una grande varietà di espressioni e di partecipazione. Continua certamente ad avere tra le sue fila giovani, anziani, persone sposate, vedove, celibi, consacrati, ed anche sacerdoti; persone che testimoniano la loro vocazione con dignità e con gioia anche nelle situazioni più difficili. Potremmo parlare di un vero e proprio popolo francescano che sta cominciando a prendere coscienza di appartenere ad un organismo fraterno mondiale e chiamato a ridire nell'oggi la parola di Francesco d'Assisi vivendo sempre più in comunione vitale reciproca con il Primo e con il Secondo Ordine. È una presenza più anziana in Europa come media, una presenza più giovane maggiormente incidente nella società a livello di Terzo Mondo — Sud America e Africa. In America e in Africa molti i giovani della Gioventù Francescana e dell'Ordine Francescano Secolare che si fanno promotori di una interpretazione della vita sociale, civile, politica a partire dal Vangelo stando in mezzo ai poveri. In Canada e anche negli Stati Uniti l’impegno dei francescani è volto soprattutto a formare una coscienza di pacificatori, ritornando al comportamento non violento di Francesco d'Assisi. In Africa e in Asia un particolare impegno nel servizio e nella condivisione con i lebbrosi e le persone abbandonate. E comunque anche nel vecchio mondo, al quale noi apparteniamo, c'è tutto un fermento rinnovato di presenza, una misericordia che i laici francescani sono consapevoli di aver ricevuto dal Signore e che non possono trattenere per sé. Si sono rimesse in cammino le Fraternità che hanno scelto uno stile di condivisione, di accoglienza. E cominciano a farlo anche in forme nuove: gemellaggi stanno nascendo con i paesi del Terzo Mondo, tra aree povere ed aree ricche. Soprattutto è in atto (e ne vedremo la fioritura nei prossimi anni) una rifondazione culturale dell'Ordine Francescano Secolare che ha nella nuova Regola di Paolo VI del 1978 il suo punto di partenza. Questa Regola attraverso le parole stesse di Francesco poste come Prologo — "Esortazione ai fratelli ed alle sorelle della Penitenza" — innesta la riproposta dell'Ofs per l'oggi nel recupero delle origini e dà al laicato francescano la connotazione di Fratelli e Sorelle della Penitenza con una missione specifica, "riparare la Chiesa" nel mondo con lo stile della fraternità, portando la conversione nelle comuni attività del quotidiano.
Pagina dell'A.C.R.
Pagina
della CARITAS PARROCCHIALE
L'ultimo aggiornamento di questa pagina data del 22-06-2006
Il Crocifisso di San Damiano

La
Storia del Crocifisso di San Damiano
|
||||
L'Icona del Cristo
trasfigurato.
La figura del Cristo La figura centrale dell'icona è Cristo: ciò non solo a causa delle dimensioni della figura, ma perché Cristo dà la luce alla composizione pittorica. "Sono la luce del mondo. Chiunque mi segui non cammina nel buio, ma avrà la luce di vita" (Giovanni 8:12). Cristo sta in piedi, non è inchiodato sulla Croce. I Suoi occhi sono aperti: guarda il mondo, che ha salvato. È vivo. Il Suo vestito è un semplice velo simbolo allo stesso tempo del Suo Santo Sacerdozio e del Suo ruolo di vittima sacrificale. Il petto, la gola e il collo sono molto pronunciati. Gesù alitando lo Spirito Santo sui Discepoli (Gio 20.22) inizia la nuova creazione, Egli infatti alitò sui suoi discepoli e disse "ricevete lo Spirito Santo". L'ombra sul volto di Gesù è evidenziata dal fatto che l'aureola e la faccia sono reclinati. L'umanità di Cristo vela l'essenza della Gloria del Verbo. Dietro le braccia stese di Cristo c'è la raffigurazione della sua tomba vuota, come un rettangolo nero. Il medaglione e l'inscrizione.
La Mano del Padre
La Vite Mistica
Maria e Giovanni
|
||||
|
Numeri
Le altre figure maggiori: Maria Maddalena.
Maria di Cleopa.
|
||||
|
Le figure minori: Longinus.
Stefano. La tradizione dà questo nome al soldato che offrì a Gesù una spugna inzuppata con l'aceto dopo che Gesù urlò "ho sete" (Gio. 19: 28-30) I Santi Sconosciuti Al fondo dell'icona ci sono sei santi sconosciuti che gli eruditi credono essere i santi Damiano Ruffino, Michele, Giovanni il battista, Pietro, e Paolo tutti patroni delle chiese nella zona di Assisi. San Damiano fu il patrono della chiesa dove era la croce, e San Ruffino il santo patrono di Assisi. I danni riportati dall'immagine non ne consentono l'identificazione.
Gli angeli che discutono.
La Tomba
Il Gallo.
La Forma della Croce.
|
||||
|
.
Pagina dell'A.C.R. L'ultimo aggiornamento di questa pagina data del 22-06-2006
|