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In ricordo
di
Padre Luigi da Ploaghe
Ploaghe 1880 – Sassari 1956
Dal libro
della Cronaca del Convento di Sassari
Agosto 1956
5 Agosto
1956.
Di notte P.
Luigi ha avuto dei gravi disturbi provocati dalla sua solita malattia. Per
delicatezza non ha chiamato nessuno ma di primo mattino, accompagnato da Fra
Lorenzino da Banari è andato al pronto soccorso. Ritorna in convento verso
le 11.
7 Agosto
1956. Si aggrava
P. Luigi e viene definitivamente ricoverato in Ospedale nel reparto
medicina.
11 Agosto
1956. Il P. Luigi
da Ploaghe ricoverato all’Ospedale si aggrava sempre più. Le speranze non
sono completamente perdute, ma qualche medico comincia a disperare per la
sua guarigione. Un gran numero di persone intanto, che nutrono una
illimitata stima per il P. Luigi, continuamente vanno a trovarlo e
ritornano edificate alle loro case perché rivedono nel P. Luigi sofferente
la solita affabilità e dolcezza di carattere.
17 Agosto
1956. Gravissime
le condizioni del P. Luigi: viene operato d’urgenza. Intanto si spedisce un
telegramma al M.R.P. Commissario per informarlo.
18 Agosto
1956. Di notte,
all’una P. Luigi chiama il P. Guardiano, e tra la commozione dei presenti
rinnova la Professione e riceve in piena lucidità di mente il Sacramento
dell’Estrema Unzione.
20 Agosto
1956. Sembrava che
P. Luigi si ripigliasse, invece si aggravava quasi improvvisamente dopo le
due pomeridiane e poco prima che il P. Massimo da Pabillonis arrivasse
spirava serenamente col sorriso sul labbro, come era sempre vissuto, tra le
braccia del Signor Angelino Petretto, suo affezionatissimo amico e fratello
del nostro P. Bernardino da Sassari.
Si sparge
immediatamente la triste notizia per tutta Sassari e tutti i sassaresi,
perché tutti lo conoscevano, sentono la perdita di un padre tanto amato e,
commossi, innalzano a Dio una prece. Viene prelevato subito dall’Ospedale e
il suo cadavere viene deposto momentaneamente in una delle sale dell’A.C.
mentre il P. Guardiano incarica per la bara e per i funerali la ditta
Secchi. Alle 18 il cadavere del P. Luigi deposto in una bara scoperta viene
processionalmente portata dai confratelli in Chiesa. Comincia allora il via
vai degli affezionatissimi sassaresi. Ancora alle 3 di notte un gruppo di
uomini, attorno al feretro di P. Luigi recitano il S. Rosario per l’anima
sua.
21 Agosto
1956. Già dalle
prime ore del mattino una innumerevole folla gremisce la nostra chiesa per
dare l’ultimo saluto al P. Luigi. Sono in genere gente di lavoro o impiegati
che non potranno venire per i funerali.
Ai funerali
sono presenti, oltre un gran numero di fedeli, gran parte del Clero
cittadino, sacerdoti e religiosi, la comunità al completo e Religiosi venuti
da tutti i conventi della Sardegna: M. R. P. Paolo da Iglesias, P. Antonio
da Sassari, P. Filippo da Sassari, P. Benedetto da Cagliari, P. Luciano da
Sassari, P. Felice da Segariu, P. Bonaventura da Mogoro, P. Raffaele da
Bortigiadas, P. Ferdinando da Villasor, fra Mauro da Sinnai.
Alle 9,30 si
inizia la S.Messa e i nostri studenti e molti altri sacerdoti presenti
eseguiscono la Messa da requiem in canto gregoriano.
Dopo la
santa Messa il P. Guardiano M.R.P. Michele da Aritzo tesse l’elogio funebre
dello scomparso ricordandone le singolari doti, il singolare amore per i
bambini e lo spirito di apostolato. Tutti i presenti ascoltano visibilmente
commossi le parole del P. Guardiano.
Dopo il
canto del “libera” il mesto corteo si accompagna la salma del P. Luigi alla
sua ultima dimora.
Un comitato
di più persone, intanto, si offre perché, a loro spesa, venga acquistato un
tombino nel cimitero.
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27 Agosto
1956. Si legge a
refettorio la seguente circolare del M.R.P. Commissario che commemora il P.
Luigi da Ploaghe:
Padri e
fratelli carissimi,
quasi a
contemplare la gioia profonda che mi ha procurato l’Ordinazione dei tre
nostri Sacerdoti novelli, mi giunge ora la luttuosa notizia della scomparsa
del nostro amatissimo confratello P. Luigi da Ploaghe, deceduto il giorno 20
c. m. alle 15 pomeridiane nella Clinica Chirurgica dell’Ospedale Civ. di
Sassari, dove da giorni era stato ricoverato dietro consiglio medico, per
ipertrofia prostatica aggravata da abbondante emorragia. Ma ne le amorevoli
cure dei confratelli e del medico della Provincia, né l’intervento
chirurgico resosi necessario per la sopravvenente setticemia hanno potuto
arrestare l’inesorabile passo di sorella morte e impedire questo lutto, che
ci colpisce profondamente, anche perché P. Luigi poteva essere ancora
d’aiuto nell’opera di ricostruzione della Provincia.
P. Luigi
al secolo Mannoni Francesco, di Giovanni e di M. Antonia Chessa, era nato a
Ploaghe il 28 Marzo 1880. Giovanissimo entrava nell’Ordine essendo
Commissario Provinciale per la Provincia Turritana P. Stefano da Ozieri,
Commissario Provinciale per la Provincia Cagliaritana il P. Massimo da
Siliqua e Commissario Generale permanente per tutta l’Isola P. Mauro da
Subiaco.
Non
avendo allora la Provincia Turritana un proprio noviziato il P. Luigi fu
inviato a quello di Oristano, dove ebbe a Maestro da prima P. Agnello da
Guarcino, quindi il P. Mauro da Subiaco, che in seguito gli fu pure da
Lettore e del quale serbò un riconoscente ricordo, parlandone spesso come di
un religioso virtuoso e dotto.
Compiuti
gli studi di filosofia nel nostro convento cagliaritano di Stelladas prima e
in quello di Buoncammino poi, fu ordinato Sacerdote nella Cattedrale di
Cagliari da Mons. Balestra il 19 Novembre 1905. Il sacerdozio non fu
conferito invano al P. Luigi, che arso da vivo solo per le anime, si lanciò
bene presto nel vastissimo campo dell’apostolato, operando così un bene
incalcolabile dal pulpito, dal confessionale, nel visitare gli infermi,
confortando gli afflitti con una buona parola accompagnata da un dolce
sorriso che era sempre un raggio di vita. Questa sua attività apostolica non
gli impedì di espletare in Provincia uffici anche delicati e di grande
responsabilità come quello di Direttore nel Seminario Serafico di Oristano
nel 1919; di Parroco di Asuni durante la guerra 1915-18; di Assistente
Provinciale nel triennio 1920-23; di superiore locale di quasi tutti i
nostri conventi nei quali lasciò segni tangibili di operosità e di zelo per
la casa di Dio. La morte lo ha colto sul campo del lavoro, del solito
lavoro, mentre esercitava l’ufficio delicato di Padre spirituale dei
Chierici e di Direttore spirituale di tanti Istituti Cittadini. Con P. Luigi
sempre sorridente a amabile, che sapeva trasfondere la gioia che ne inondava
l’anima, scompare in Provincia un'altra bella figura di Cappuccino in cui i
nostri religiosi e specialmente i giovani possano trovare molti lati
luminosi da ricopiare, come lo spirito di obbedienza e di rispetto dei
superiori, una infaticabile operosità nel ministero sacerdotale e un grande
attaccamento allo spirito dell’Ordine.
Con la
fiducia che il P. Luigi voglia ottenerci dal Cielo un più abbondante
manipolo di vocazioni sacerdotali, che colmino il grande vuoto da lui
lasciato, esorto tutti a compiere quanto prima verso questo nostro caro e
indimenticabile confratello la carità dei prescritti suffragi.
Aff. In
San Francesco
Fra
Filippo da Cagliari O.F.M. Capp.
Commissario Provinciale
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Da un articolo del Giornale: Unione
Sarda o Nuova Sardegna?:
Ci siamo
sentiti orfani, padre Luigi, contemplandoti, così sereno e irraggiungibile
nella sublime compostezza della morte; orfani di Tè, espressione vera e
semplice della bontà che dovrebbe affratellarci tutti. Sei partito dalla
chiesa dei Cappuccini, dove per tanti anni hai esercitato con carità
prudente il tuo ministero, le mani in croce, a piedi scalzi, assorto nella
contemplazione del Dio a cui avevi consacrato la vita. Eppure sei rimasto
fra noi, ti vediamo ovunque; Tu, per le vie, nelle case, a visitare gli
infermi, a consolare i morenti, con la tua parola schietta, col tuo frasario
umanissimo, sgorgato dal tuo mite cuore di Cappuccino; Tu, fioretto vivente
del Poverello d'Assisi, con la perenne gaiezza di eterno fanciullo,
circondato dai bimbi che accorrevano a frotte nel vederti apparire, perché
dalle tasche inesauribilmente fornite di leccornie veniva fuori un confetto,
un frammento di pasta dolce per ogni piccola bocca in attesa. Poi, la tua
mano si posava sulle teste infantili a carezzare e a benedire. Quei bimbi
erano tutti intorno alla tua bara, padre Luigi. Tu che li hai amati dal
primo istante in cui li rigeneravi con l'acqua lustrale e li seguivi con
paterna tenerezza li hai veduti piangere, stupiti più che atterriti dal tuo
misterioso silenzio, hai sentito il tocco lieve delle loro manine, protese a
sfiorarti in un ultimo, accorato addio. Elogio più bello, testimonianza più
viva e genuina della tua mansuetudine francescana non potevi avere, padre
Luigi.
Madonna
Povertà ti aveva segnato col suo inconfondibile, prezioso stigma, facendo di
tè, umile frate Luigi in tonaca dimessa, il suo prediletto. Ma Tu ti sentivi
ricco della tua vocazione luminosa, della vitalità gioconda che erompeva da
ogni atteggiamento, e pareva dovesse fermare il tempo, dandoti una florida,
lunga vecchiaia. Ne eri riconoscente al Signore poiché ti permetteva di
assolvere il tuo compito di sacerdote, in continuo pellegrinaggio per le
campagne, senza soste, senza stanchezze, con qualunque tempo. Ti annunziavi,
agitando il bastone fra scoppi di voce gioiosa, immagine della cristiana
letizia, che sgorga come limpida acqua sorgiva e ristora tutto intorno.
Perciò ci sentiamo orfani di Tè, padre Luigi che fino alla ultim'ora della
giornata terrena sei stato esempio di rassegnata dolcezza al volere divino.
Servo
fedele, sei andato a godere il gaudio del tuo Signore. A noi resta il
ricordo indimenticabile, mentre nell'aria risuonano le parole della promessa
di Betania, cantate dai tuoi fratelli, presso la tua salma venerata: «Ego
sum resurrectio et vita: qui credit in me, etiaxn si mortuus fuerit vivet:
et omnis qui vivit et credit in me, non morietur in aeternum ».
Rosilde Bertolotti
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